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lunedì 7 giugno 2010

Cheja celen, il nuovo ballo. Vania Mancini e Zingare Spericolate


Vania Mancini, l'autrice di Pietrabbondante, ha presentato presso la Provincia di Roma il suo secondo libro Zingare Spericolate. In basso l'articolo sull'evento.

Cheja Celen, Il Nuovo Ballo

giovedì 13 maggio 2010

Mommsen in Molise



Nel 1844 Cristian Matthias Theodor Mommsen compie il primo viaggio in Italia: frutto di questo viaggio sarà il diario Viaggio in Italia (1844-1845), molto difficile da decifrare, inframmezzato com’è anche da «banali» poesie. In questo leggiamo di una veloce traversata attraverso le terre del Molise. Scrive in maniera laconica, quasi schizzi veloci, appunti e non descrizioni «Il 31 (è il 31 luglio del 1845) studiato le iscrizioni di Chieti: a mezzogiorno dall’arcivescovo. Di sera alla volta di Popoli, poi con il corriere, passando per Sulmona (mezzanotte), Castel di Sangro (mattino), Isernia (deserta, grigia zona collinare), Venafro (fra magnifici uliveti, da qui poi la regione diventa più amena), Capua – posta senza attrattive in pianura – a Napoli». Ogni commento è superfluo. Theodor Mommsen doveva tornare in Molise. Fu infatti a Pescolanciano, ospite del Duca Giovanni Maria d’Alessandro(personaggio di antica Casata napoletana del Sedil di Porto, gentiluomo illuminato – a lui si devono gli scavi archeologici di Pietrabbondante – fedele alla causa borbonica, organizzatore della Vandea molisana (corrono gli eventi del 1860); sconfitto, fermo nelle proprie idealità segue in esilio il suo re,Francesco II. Di tale permanenza nel maniero di Pescolanciano parla una lettera che l’illustre archeologo scrisse a Lipsia il 20 dicembre 1849: l’inedito, qui di seguito riportato, è pubblicato per gentile concessione di Ettore d’Alessandro, discendente di quella illustre Famiglia. «Ecc.mo Sig. Duca, mi sento obbligato ad Ella per la gradita ospitalità nel suo maniero in Peschiolangiano, che ancora oggi mi porta a rinnovare i dovuti ringraziamenti. Il ricordo di quel Monte che all’alba davami risveglio e al tramonto accompagnava il lento torpore è sempre vivo, rendendo men tristi i giorni cattivi e più lieti i buoni… Ella mi accompagnò in quelle terre, patria della civiltà dei Sanniti, bagnate dalle chiare acque del fiume Trigno perché potessi approfondire le mie proposizioni riguardo Bovianum Vetus presso Agnone …. Amerei, assai, Sig. Duca, sapere se dette inizio al lavoro di scavo intorno alla sannitica torre di santa Maria Vignali, che ebbi occasione di ammirare nelle prime nostre escursioni. Non ne ho veduto nulla di simile nella zona, come è di sicuro interesse quel passaggio nella roccia che porta alle segrete del suo castelllo… Ho ammirato la collezione di maioliche del suo antenato, che rappresentano tanto lustro e la continuità storica di un popolo ricco di ingegno e maestria ed amerei ricevere omaggio di questa manifattura per mostrarla al mondo accademico di Berlino…Comunque Ella con i suoi gentili modi e raffinatezze culturali, tipico del suo rango e della illustre sua Famiglia ben nota nel Regno e al Re di Sassonia, ha reso la mia visita in quei luoghi come una epigrafe indelebile nel mio cuore… o contemplato quel verde paesaggio sannitico non conoscono parole di gratitudine e di cordiale affetto per Ella e per la sua terra… Attendo sua risposta e mi rassegno con consueta amicizia e stima». 

Ancora oggi il viaggiatore che l’estate giunge a Pescolanciano e visita il castello respira un’atmosfera irreale e suggestiva che soltanto le antiche cose sanno evocare. In quel luogo il tempo sembra aver sospeso il corso: mobili in preda ai tarli, mura e nicchie che trasudano segreti, piccole interessanti suppellettili che recitano una vita che non è più, arazzi e bandiere di antiche virtù simboli, incunaboli e pergamene, lettere gelosamente custodite, stanze che danno in altre stanze e urlano gli eventi della storia o raccontano del lavoro febbrile degli artisti intenti a plasmare la creta e poi scalinate di pietra, unacorte dal pavimento sconnesso in cui a tratti affiora l’e rba, un ponte sospeso sull’abisso che catene in quiete non sollevano più, le reliquie di Sant’Alessandro contenute nella mistica piccola cappella, gli arredi sacri e preziosi come il sangue versato del Santo, la tela La Decollazione del Martire, dipinta da un allievo di Francesco Solimena, ebbene tutto questo finisce con l’ irretire la carne, col farne sua preda: la malia penetra nell’acciottolato dei tendini, dei muscoli e del sistema nervoso del visitatore e se ne impossessa tutto, fino a devastarlo; soltanto l’occhio sembra sfuggire alla suggestione che promana da quel luogo, per perdersi dall’alto del maniero nell’ infinito incanto del verde.

Tratto da Viaggiatori in Molise, a cura di Massimo Bignardi, Electa Napoli

giovedì 1 aprile 2010

Vania Mancini - Zingare Spericolate

Come scrive Vasco Rossi sulla sua pagina di facebook:


Tempo fa avevo pubblicato qui il logo di una copertina che mi era piaciuta. 


“Zingare Spericolate”

Bene oggi posso darvi la notizia che si tratta di un libro appena pubblicato 

Da Vania Mancini.
Vania è una cara amica. La conosco da anni. 
È stata una giovane “pasionaria” piena di entusiasmo, ideali e impegno politico.
Ha partecipato attivamente alla vita e alla cultura alternativa romana frequentando centri sociali, manifestazioni e assemblee.
Ultimamente ha cominciato a dedicarsi ad attività concrete di sostegno.
Da alcuni anni frequenta una comunità di Zingari romani. 
Questo libro nasce dalla sua esperienza e dalla necessità di comunicarla. 
Di provare cioè a raccontarci un po’ come sono questi “Zingari”. Di farceli conoscere.
Si ha sempre paura di ciò che non si conosce. E in questo momento di isteria xenofoba mi sembra già una cosa interessante.





VANIA MANCINI è operatrice culturale, coordinatrice nella zona Roma Nord del progetto di scolarizzazione dei minori Rom con l'Arci Solidarietà Lazio per il dipartimento delle Politiche Educative del Comune di Roma, originaria di Pietrabbondante e autrice di Cheja Celen Ragazze che ballano. Zingare Spericolate è il suo nuovo libro nel quale racconta anche del suo paese di origine.


Cenerentole del 2000...sono le "Cheja Celen", ragazze che ballano,che accudiscono le baracche e i fratellini, chiedono l'elemosina, girano per "cassonetti", che si trasformano da bambine in principesse di un popolo senza terra. 

Splendide ballerine acclamate dal pubblico, come Cenerentola perdono le scarpe durante le loro danze perchè a loro piace ballare a piedi nudi quando si scaldano sul palco..


Alla fine dello spettacolo come nella favola, tornano nel loro campo "ognuna a rincorrere i suoi guai", senza neanche la speranza di un principe nella vita che le vada a salvare..


Questo libro racconta le loro storie, al ritmo delle canzoni di Vasco, e illustra attraverso lo sguardo di Tano D'Amico, momenti delle loro esperienze.

Con le parole dell'autrice:
"Il mondo che vorrei è un mondo dove non esistono persone costrette a vivere in un campo Rom senza documenti e senza diritti. Vorrei un mondo dove non si possa solo perdere..e alla fine non si perde neanche più.."  Fonte: VascoRossi





Sempre dal sito di Vasco Rossi un'intervista all'autrice 


"Ho deciso di intitolare il mio libro Zingare spericolate, ispirata dalla famosa canzone di Vasco Rossi "Vita Spericolata". 
Perché i testi delle canzoni di Vasco sono "magici"...Vasco è un "Gitano del Rock" e riesce ad interpretare la vita attraverso la musica e descrive in modo incisivo sentimenti e stati d'animo con le sue parole...


Il libro racconta le storie di vita dei bimbi Rom...e delle persone , scuole ed associazioni che attraverso la mia mediazione culturale si sono avvicinate al mondo Rom ...anche dei tassisti ci hanno aiutato a portare le bambine gratis a realizzare alcuni spettacoli..durante la presentazione del mio primo libro "cheja celen...ragazze che ballano in Rom ".

Le storie delle Rom sono intervallate dalle parole delle canzoni di Vasco "colonna sonora" di questo libro...che oltre a fotografarne, lo stato d'animo, ne interpreta i sentimenti più profondi... per chi deve pagare tutti i giorni il fatto di non vivere ... "come secondo loro pare"... mentre avere il coraggio di vivere una vita diversa è "pericoloso" o comunque... "SPERICOLATO"... e chi dimostra di non aver paura del "pericolo" nell'intraprendere una strada di una scelta diversa di vita... in questa "jungla metropolitana".

Spericolate : libere dentro..spregiudicate… libere di rompere con antiche tradizioni, ma senza rinnegare la propria cultura anzi portandola con sé in ogni spettacolo, in ogni viaggio in ogni movimento, in ogni gesto, in ogni danza, in ogni nota, in ogni canzone...senza regole senza schemi senza coreografie coatte, in modo spontaneo ed improvvisato, in un ballo "primordialmente anarchico " come dei veri "animali da palcoscenico".
Delle piccole Carmen, come nell'opera di Bizet, fiere nella loro furberia gitana e nel loro istinto libertario.


Irriducibili al dominio maschile le bambine rom le descriverei come delle danzatrici "naufraghe in questa ISOLA dei NON FAMOSI" chiamata da noi campo Rom... perdendo per sempre l'idea del tempo associata ai propri bisogni e desideri...per costringerle a battere al ritmo scandito dalla televisione, dalla "società cosiddetta civile"...la precarietà della loro vita le mantiene in un purgatorio nell'impossibilità di guardare al domani, di guardare oltre.

Nel libro parlo di Pietrabbondante nel Molise, il mio paese d'origine...che come Zocca per Vasco...è sempre stato nel mio cuore e nelle mie storie ... lì si trova, la mia "piccola jungla"... dove ero libera di girare nei campi d'Ortovecchio" e mi tuffavo nel fiume cercando di prendere i pesci sotto le pietre...ma tornavo a casa solo con dei girini...che poi si trasformavano in Rane "el sapo"... soprannome che mi han dato gli indigeni in Messico…e portafortuna della mia vita!

A Pietrabbondante c'è un antico teatro sannita in pietra ritrovato dopo alcuni scavi ...una vera bellezza... lì abbiamo realizzato con Tano D'Amico alcune delle foto nel libro perché credo che l'espressione dei popoli attraverso il teatro le danze i racconti e la musica… sia utile per capire la loro evoluzione le loro diversità ed in fondo le loro similitudini .
Il teatro è un ricordo d'infanzia, le prime rappresentazioni teatrali che vidi a Pietrabbondante, hanno sviluppato in me la passione e la ricerca delle varie culture... per noi del paese è magico, e porta con sé un energia particolare, la notte andavamo li a meditare sulle nostre paure i nostri sogni, la voglia di provare anche sbagliando... ci sentivamo un po i "parlamentari dell'universo"... la stessa magia che provo durante i concerti di Vasco, lo stesso rituale che mi fa rivivere queste emozioni, di trasgredire nel sentire in un modo diverso la vita nella voglia di provare e percepire anche ciò che non si vede che non si deve perché un po' troppo spericolato... la stessa magia su quel palcoscenico con Vasco dove lui rappresenta per me come in un grande teatro sul palcoscenico in ogni canzone il segreto di sentimenti, paure passioni che possano dare un senso al ritmo dell'universo"

Vania Mancini... el sapo. Fonte: Vasco Rossi.


Le Chejà Celen su Facebook.