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lunedì 19 dicembre 2011

Pietrabbondante, un luogo incantato del Molise alla ricerca del turismo che non decolla

Cavallo di battaglia per gli amministratori del territorio, resta soffocato dalla mancanza di programmazione. Senza neppure un albergo per dormire.

È un paesino arroccato sull’Appennino Pietrabbondante, incastonato tra tre grandi rocce, conosciute nel territorio alto molisano come “morge”. Situato in Provincia di Isernia, fa parte di un’area sconosciuta ai più nel resto della penisola. Ma nota agli amanti dell’archeologia e della storia antica. Infatti, a Pietrabbondante, mille metri di altitudine su un paesaggio mozzafiato, risiede il sito archeologico più importante del Sannio, sede di un imponente Santuario costruito dai Sanniti (popolo italico che osò sfidare Roma) tra il II e il I sec. a. C. Un luogo incantato, visitato ogni anno da migliaia di turisti, che arrivano da ogni dove, per rivivere con la memoria gesta e vicende di quella civiltà, apprezzare le forme architettoniche degli edifici in cui si sviluppò la vita religiosa e politica del popolo sannita. Il teatro in pietra calcarea che domina il sito è l’unico esemplare al mondo a possedere sedili anatomici. Una perla per gli esperti del settore. Arricchita dai nuovi ritrovamenti e consapevolezze emerse durante le ultime campagne di scavo, condotte dal Presidente dell’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, Adriano La Regina. Nonostante le ricchezze culturali, chiuse come in uno scrigno nel paesino ai confini con l’Abruzzo, il settore turistico stenta a decollare. Manca una pianificazione attenta sui servizi da offrire ai visitatori. Basti pensare che Pietrabbondante è l’unico centro del territorio che non possiede una struttura ricettiva per la notte. Una carenza, che dopo la visita “mordi e fuggi” tra il paese e l’area archeologica, porta i turisti altrove. Lasciando l’economia locale a secco.

Nel 2005 sono cominciati i lavori per la costruzione di una “foresteria”, con l’obiettivo di adibirla ad albergo, ma dopo aver speso 400.000 euro, finanziati dal CIPE, l’opera è rimasta incompiuta. Ed ancora giace, come un pugno nell’occhio, all’ingresso del paese, circondata da sterpaglie. Ora pare che la nuova amministrazione si stia adoperando per terminare la struttura, che lasciata così, serve solo a rovinare il paesaggio, rigoglioso di boschi e di natura incontaminata. La Soprintendenza ai Beni Archeologici spesso non ha soldi neppure per tagliare l’erba che cresce intorno agli edifici sacri dell’antico popolo sannita. Per aumentare l’orario di apertura del sito, il Comune di Pietrabbondante e l’Ente culturale impiegano i volontari del Servizio Civile Nazionale, che integrano l’attività dei custodi e accompagnano i visitatori tra i tesori dell’area archeologica. Inoltre, quando il personale statale andrà in pensione, non sarà rimpiazzato.

 La politica regionale, dal canto suo, non ha dato input positivi allo sviluppo turistico. Continuano a mancare i servizi essenziali. Da qualche anno, in paese, si sta costruendo un museo, finanziato dalla Regione Molise. Il 29 agosto di quest’anno, agli albori della nuova campagna elettorale, che avrebbe incoronato ad ottobre, per la terza volta, il governatore Michele Iorio (fedele sostenitore del PDL di Silvio Berlusconi), è stato inaugurato in pompa magna il primo lotto dell’opera, in un cantiere ancora aperto. La struttura è indispensabile per conservare e rendere fruibili reperti e ritrovamenti venuti fuori da anni di scavi, alcuni andati persi in passato e finiti ad abbellire i musei di Roma e di Napoli. Ma una volta terminato, resterà il dilemma della gestione. La Regione avrebbe finanziato l’opera a favore del Comune, ma né l’Ente locale, né la Soprintendenza, che è entrata nel progetto espositivo a cose già fatte, possono con le loro ridotte risorse sostenerne le spese. L’idea della Regione Molise sarebbe quella di affidare la gestione ad una Fondazione, Molise Cultura (in parte di proprietà della Regione stessa). “La legge – spiega l’assessore alla cultura del Comune di Pietrabbondante, Bruno Moncharmont – prevede che un bene pubblico venga dato in affidamento ad un ente pubblico, non ad un privato”. Insomma, all’orizzonte si preannuncia una bagarre sulla questione. Anche perché, a quanto pare, il Soprintendente molisano, non permetterà mai ad una fondazione di esporre nel museo. E il Comune non dovrebbe avere solo il ruolo di “passa soldi”, ma occuparsi direttamente del territorio che amministra. “Ai tempi della vecchia amministrazione – aggiunge l’assessore – sotto ci sono stati interessi privati”. Come finirà?

Per arrivare a Pietrabbondante, poi, se non si viaggia in auto è un’impresa. Dagli anni Sessanta è cominciato un processo di impoverimento delle ferrovie, per privilegiare il trasporto su gomma, che con gli ultimi tagli del Governo, si è ridotto ancora di più. Le storiche rotaie che attraversano il territorio alto molisano (linea Carpinone – Sulmona), dopo più di 100 anni di attività, sono state dismesse. Solo di recente, dopo numerose proteste contro il muro, un’azienda di trasporti abruzzese vorrebbe ripristinare la tratta a fini turistici. Chissà. Il potenziale per attirare visitatori da tutto il mondo c’è: i Tratturi (antiche strade erbose larghe 111 metri, utilizzate dagli antenati per la transumanza), le aree archeologiche, le riserve MAB protette dell’UNESCO, impreziosiscono il territorio. Ma a volte, resta tutto campato in aria. Da qualche anno, sette comuni della zona (compreso Pietrabbondante) si sono uniti per formare un Consorzio turistico (ASSOMAB). Hanno cominciato a valorizzare i Tratturi, a pianificare online una rete per offrire opportunità ai visitatori. E l’ultima frontiera in fase di esplorazione sarebbe quella di puntare sul trekking. Ma la strada è ancora lunga e senza una programmazione seria, Pietrabbondante resterà quel luogo incantato e raro, ma spopolato e senza futuro. Trovare lavoro, d’altronde, è un’avventura e la maggior parte dei giovani fa le valigie e va via, come gli emigranti di cinquanta anni fa, alla ricerca di una terra promessa.

A.Z.

Articolo pubblicato su alleanza democratica.eu



lunedì 10 ottobre 2011

Scoperta a Barrea la tomba di un guerriero sannita in ottimo stato di conservazione

E' stata scoperta qualche giorno fa una tomba sannitica, risalente al IV secolo a.C. All'interno, è stato rinvenuto lo scheletro di un guerriero sannita, circondato da armi ed oggetti personali. Il prezioso ritrovamento è avvenuto nell'area archeologica di Barrea, in provincia de L'Aquila. Lo stato di conservazione è ottimo, per questo archeologi ed esperti avranno la possibilità di approfondire le ricerche e cogliere nuove informazioni sul popolo dei Sanniti e sul loro insediamento nel territorio del Parco Nazionala d'Abruzzo.

lunedì 25 luglio 2011

Il santuario sannita di Pietrabbondante riceve la tutela dello Scudo Blu

Inaugurato lo Scudo Blu del santuario sannita di Pietrabbondante. Ieri mattina, alle porte dell’area archeologica, la cerimonia organizzata dalla SIPBC, la Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali. Occhi lucidi ed un pizzico di emozione quando Isabella Astorri, presidente dell’associazione, ha fatto cadere il panno che ricopriva il prestigioso simbolo internazionale, tra applausi e visitatori. Presenti la Soprintendente Alfonsina Russo, il sindaco del paese Giovanni Tesone, gli assessori regionali Gianfranco Vitagliano e Franco Giorgio Marinelli, il Presidente della Provincia Luigi Mazzuto. Tutti ad omaggiare il valore dello Scudo Blu, tutela per i beni culturali che hanno l’onore di ottenerlo (in Italia infatti ce ne sono pochissimi) dalle calamità che possono verificarsi durante i conflitti armati o le cosiddette operazioni di pace. Un riconoscimento prestigioso, che rende giustizia all’importanza che i beni culturali hanno nel nostro Paese. Tesori preziosi che spesso vengono lasciati in balia dell’indifferenza. “Lo Scudo Blu per i beni culturali – ha detto la Astorri, presidente dell’associazione di volontariato – è come la Croce Rossa per i diritti umani. Il bene culturale è una creatura, distruggerlo è un vero e proprio crimine.” Dopo la cerimonia, il gruppo si è spostato presso la sala conferenze di Palazzo Carosella, dove organizzatori e rappresentanti istituzionali sono entrati nei dettagli dell’iniziativa. “Lo Scudo Blu arriva in un momento particolare – ha precisato Tesone – sono infatti appena ricominciate le attività di scavo e di restauro nel sito archeologico e in autunno sarà inaugurato il museo, che permetterà di rendere fruibili ai visitatori i reperti trovati negli anni.” La nuova struttura, che a Pietrabbondante si attendeva da tempo, secondo quanto accennato dall’assessore Vitagliano e dalla Soprintendente Russo sarà gestita attraverso la collaborazione tra i vari organi istituzionali. Un bando sarà emanato dalla Regione Molise per reclutare giovani archeologi e personale di custodia specializzato. Con l’intento di dare possibilità di lavoro alle nuove generazioni. Nulla di ufficiale, per ora. Ma l’idea sarebbe questa.


Il Presidente Mazzuto ha sottolineato la necessità di una sinergia tra gli Enti per valorizzare e tutelare l’inestimabile patrimonio culturale del territorio. “Se riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo – ha sottolineato la Presidente della SIPBC – è perché ci crediamo. La nostra è un’associazione di puro volontariato. Guidata dalla passione, che è il motore per fare ogni cosa. I volontari dovrebbero essere più coinvolti ai tavoli delle istituzioni.” La Soprintendente Russo si è poi soffermata ad illustrare il patrimonio archeologico molisano. Dando rilievo all’esigenza di creare una rete tra i beni e percorsi tematici tra i vari santuari sanniti, le fortificazioni e i musei. Tanti infatti sono i progetti intrapresi dalla Soprintendenza, dalla riapertura del Paleolitico di Isernia all’area di Villa Zappone di Larino. Insomma, riscoprire il genius loci, quel senso di appartenenza che costruisce l’identità di un popolo. “Quando vengo a Pietrabbondante – ha concluso la Astorri – sento un brivido. L’orgoglio dell’appartenenza al mondo sannita. Ma penso alle anime degli antenati. Come possono trovare pace nelle condizioni attuali?”

Nel pomeriggio, infine, l’archeologo Adriano La Regina, che conduce ricerche ed operazioni di scavo del santuario da anni, ha deliziato i visitatori con un’approfondita visita guidata tra le bellezze dell’universo sannita.

A.Z.
Articolo pubblicato su Primo Piano Molise

lunedì 20 giugno 2011

Convegno in onore dello storico Antonino Di Iorio

Sabato 25 giugno 2011 alle ore 17,00 presso la "Sala della costituzione della Provincia - Via Milano" in Campobasso avrà luogo la "Giornata di Studio" dedicata allo storico pietrabbondantese Antonino Di Iorio.

Parteciperanno all'evento il Presidente della Giunta Regionale Michele IORIO, il Presidente della Provincia di Campobasso Rosario DE MATTEIS ed il Sindaco di Campobasso Gino DI BARTOLOMEO.

Protagonisti dell'evento, impegnati nella presentazione delle proprie relazioni saranno:

Marco BUONOCUORE
Scriptor latinus e Direttore Sezione Archivi Biblioteca Apostolica Vaticana Presidente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia

"Antonino Di Iorio e il suo Molise"

Lorenzo QUILICI
Ordinario di Topografia dell'Italia Antica presso il Dipartimento di Archeologia - Università di Bologna

"Gereonium e il Castello di Gerione nel Comune di Casacalenda:
Dieci anni di ricerche e scavi"

Raffaele COLAPIETRA
Storico già Ordinario di Storia Moderna - Università di Salerno

"Dal Sannio al Molise: un problema di identità"

Michele CARROCCIA
Studioso di topografia antica

"Sannio: brevi note di topografia antica"

L'evento sarà coordinato da Isabella ASTORRI Presidente della SIPBC - Molise
                       
Sarà presente  Antonino DI IORIO



La manifestazione è patrocinata da SIPBC, MiBAC, Regione Molise, Provincia di Campobasso e dal Comune di Campobasso.

martedì 14 giugno 2011

Arte e musica a Largo Toronto

Arte e musica nel paesino alto molisano. Venerdì mattina è stata inaugurata presso gli spazi del Palazzetto del Sport di Largo Toronto, la mostra organizzata dal Liceo artistico di Isernia. In occasione della festa musicale che ha visto la partecipazione attiva dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Molise Altissimo”. L’esposizione, ispirata agli antenati dell’antico Sannio, propone una serie di ceramiche, dipinti, sculture in ferro battuto realizzate dagli studenti in chiave moderna. “Il lavoro – ha spiegato la dirigente Florinda Vecchiarelli – è cominciato lo scorso anno, all’interno di un progetto dedicato all’archeologia e al territorio. Quest’anno, si è concretizzato con il gemellaggio con le scuole dell’altissimo molise e con la Giovanni XXIII di Isernia. Ci siamo soffermati sullo studio dell’oggettistica antica, riproposta dai giovani artisti secondo canoni estetici contemporanei e con una propria originalità.” Tra le opere, un pannello in ceramica, (che sarà donato al nuovo museo di Pietrabbondante), le cui figure sono espressioni di virilità del popolo sannita. Simbolo moderno della lotta agli abusi sessuali. Accanto ad esso, altri oggetti in ceramica, che rappresentano i segni zodiacali, a partire dall’antica arte divinatoria. E poi il vasellame esclusivo plasmato dal prof. Margiotta e ispirato alla canzone d’autore “Le Nuvole” di De Andrè. Originali le tre riproduzioni in ferro battuto del guerriero sannita, simbolo del paesino. “Abbiamo voluto dare senso alla cultura del territorio – ha osservato la dirigente – utilizzando soprattutto il linguaggio non verbale.” 

Per quanto riguarda, invece, il momento musicale, gli alunni delle scuole di Pescolanciano, Pietrabbondante, Capracotta e Carovilli si sono esibiti in ensemble strumentali, nella scoperta di nuove forme di comunicazione come la produzione di video illustrativi di origini e peculiarità del territorio e la recitazione di poesie. Tra queste, il poema di Giuseppe Cirulli dedicato all’amore per Pietrabbondante e all’amarezza per lo spopolamento che ha colpito il paese negli ultimi anni. I ragazzi delle classi di musica di Carovilli si sono distinti per la particolare maestria nell’utilizzo degli strumenti, violini, chitarre e flauti. Quest’anno, infatti, la piccola orchestra con le sue armonie irlandesi, si è classificata seconda in un concorso di musica nazionale.





venerdì 20 maggio 2011

Fortificazioni sannitiche sul Monte Caraceno

Sul Monte Caraceno, a 1212 m. di quota, alle spalle del Santuario sannita in località Calcatello, sono visibili le fortificazioni sannitiche risalenti alla fine del IV e gli inizi del III sec. a.C. La caratteristica peculiare di queste strutture sono i grossi blocchi di pietra locale, tagliati in forma poligonale e non rifiniti nelle superfici, secondo la tecnica comunemente usata nell'intero apparato delle strutture difensive innalzate in quel periodo in tutto il Sannio. Le mura sono state edificate seguendo il criterio di munire una posizione elevata e già impervia per conformazione naturale, costruendo barriere nei tratti più facilmente accessibili. Probabilmente esse proseguivano fino a 1000 m. collegandosi ai costoni rocciosi dove si sviluppa l'attuale centro abitato di Pietrabbondante.

giovedì 5 maggio 2011

Ambasciatrice Serba a Pietrabbondante

Sanda Raskovic-Ivic

Domani, 06 Maggio, è previsto l'incontro con l'ambasciatrice della Repubblica di Serbia Sanda Raskovic-Ivic ospite in Molise del Rotary Club.
Al suo arrivo sarà accolta presso la Sede della Provincia di Isernia dal Presidente della Regione Molise Dott. Michele Iorio, il Presidente della Provincia di Isernia Dott. Luigi Mazzuto ed il Sindaco di Isernia Avv. Gabriele Melogli.
Qui l'ambasciatrice incontrerà una delega di studenti molisani e terrà un dibattito sul tema "Il ruolo delle donne nel processo di pace dei Balcani e nell'integrazione europea".
Al termine dell'incontro la Dott.ssa Sanda Raskovic-Ivic proseguirà la sua visita in Molise recandosi prima presso il sito archeologico di Pietrabbondante, poi presso la pontificia fonderia Marinelli ed infine rientrando ad Isernia avrà luogo una visita al sito paleolitico la Pineta; la giornata si concluderà con una cena conviviale del Rotary Club.

Programma della visita in Pietrabbondante:

Ore 12.15 - Arrivo a Pietrabbondante e saluto del Sindaco Giovanni Tesone.
Ore 12.30 - Visita al sito Archeologico.
Ore 15.00 - Partenza da Pietrabbondante con destinazione Agnone.

Siamo onorati di poter ricevere un'importante carica estera come l'ambasciatrice e ci auguriamo che il suo soggiorno in Molise sia un'occasione per far conoscere sempre di più in Europa ed all'estero la nostra Regione.

lunedì 11 aprile 2011

E' cominciata la Settimana della Cultura!

Non ci sono scuse. dal 9 al 17 aprile parte la XIII edizione della Settimana della cultura. La campagna pubblicitaria di quest'edizione parte da un presupposto universalmente riconosciuto: i cittadini italiani hanno una fortuna immensa sotto al proprio naso. Un patrimonio artistico che non ha nessuno al mondo. A questa, se ne aggiunge un'altra grandissima – che durerà per 9 giorni: tutto ciò sarà gratuito. Sarà quindi come trovare una straordinaria fortuna per terra, per un' intera settimana. Anche in Molise sono numerosi i siti archeologici e le aree paesaggistiche di interesse storico-culturale aperte al pubblico in occasione dell'importante iniziativa. Vi segnaliamo in particolare il sito archeologico in Pietrabbondante, interessante quanto rara testimonianza della civiltà sannitica, che rappresenta anche il passaggio dal dominio sannita a quello romano sul territorio.
Per ulteriori informazioni sulle numerose iniziative nella nostra regione, visitate il seguente sito:http://www.molise.beniculturali.it/




Vi aspettiamo numerosi!!!!

mercoledì 6 aprile 2011

Il blog di Pietrabbondante si rinnova...

...e torna ad essere attivo.
Da oggi i nostri lettori avranno la possibilità di seguire costantemente news ed eventi di Pietrabbondante e del territorio alto molisano. Esploreremo il mondo antico dei Sanniti, cercando nella storia la chiave per una nuova rilettura del nostro presente.
Affronteremo tematiche di attualità, tentando di interpretare i fatti e le vicende quotidiane. Ci inoltreremo nella cultura di questi luoghi, nelle sue mille sfaccettature. Racconteremo la vita, le emozioni, le storie della sua gente. E saremo un importante strumento di informazione per quanti avranno la curiosità e il privilegio di conoscere Pietrabbondante, un piccolo angolo di mondo incontaminato e immerso in un incantevole paesaggio naturale.
Vi trasporteremo tra le stradine di pietra fino alle imponenti rocce che dominano il panorama del paesino di montagna, raggiungeremo i punti storico-culturali più rilevanti, creando nuove consapevolezze. Fino a perderci nell'area archeologica sannita, nei suoi anfratti più significativi, nel suo teatro in pietra unico, nei templi e nei recenti tesori rinvenuti dagli archeologi. Saremo una guida esclusiva per quanti avranno voglia di conoscere ed approfondire passato e presente di questo entusiasmante scorcio di realtà molisana.
Vi aspettiamo a Pietrabbondante.

martedì 9 novembre 2010

Italia Antiqua: il Molise



Anche se alcuni storici tendono a definire il Molise “un’appendice abruzzese”, la regione presenta una forte identità culturale autonoma, poiché, mente l’Abruzzo è abitato da una manciata di popoli, di ceppo italico ma con caratteristiche differenti, la piccola regione adriatica ha un forte sostrato culturale sannita che la rende culturalmente più uniforme.

Le recenti scoperte archeologiche ci indicano che il Molise detiene un primato nella più antica storia d’Italia. L’uomo d’Isernia è stato considerato il “ritrovamento paleoantropologico più importante d'Europa”.

La sua storia è anche quella dei Sanniti insediatisi sempre nel bacino d’Isernia  attorno al VII sec. a.C., fieri oppositori di Roma nelle guerre Sannitiche i cui centri principali politici e religiosi sorgevano sulle alture di questo territorio, si distinsero anche nella Guerra Sociale come fieri rappresentanti della stirpe italica.

Le città, impoverite dalle guerre ebbero grandi difficoltà nel periodo repubblicano, quasi fossero state punite dalla rivolta sociale, riuscirono a risorgere durante l’età imperiale quando alla già colonia di Isernia, dal 262 a.C., verranno “promosse” anche Venafro e Boxano, colonie rispettivamente in epoca augustea e flavia. (Fonte: Instoria).





mercoledì 27 ottobre 2010

mercoledì 18 agosto 2010

Bojano - La XIV edizione del Ver Sacrum


Mercoledì 18 agosto 2010 si svolgerà a Bojano (provincia di Campobasso) la XIV edizione del Ver Sacrum, rievocazione storica dei principali rituali dei Sanniti a cura della F.I.D.A.P.A. (Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari) - sezione di Bojano.


Secondo la mitologia furono i Sabini, giunti nella terra degli Opici, l'attuale Molise, a dare luogo ad un nuovo gruppo etnico: i Sanniti. I Sabini a seguito di una guerra scoppiata con gli Umbri avevano promesso a Marte, dio della forza vitale e non ancora della guerra, per un esito favorevole del conflitto, di sacrificare i nascituri della successiva primavera. Uscirono vincitori dallo scontro, ma dimenticarono il voto e malattie e calamità si abbatterono su di loro. Per placare l'ira del dio, gli consacrarono i propri figli facendoli emigrare in una "fatidica primavera" (Ver Sacrum). I giovani sabini, detti Sabelli, guidati da Comio Castronio, al seguito di un bue, animale sacro a Marte, giunsero nelle terre poste alle falde del Matese e qui si fermarono. Così, intorno al VII-VI secolo a.C. sarebbe stata fondata Bojano, in osco Bovaianom (che sarà la romana Bovianum e la medievale Bobiano). Nella manifestazione in programma il prossimo 18 agosto rivivranno alcuni rituali del glorioso popolo italico: consacrazione, divinazione, combattimento, fondazione, matrimonio, giuramento. Il corteo, composto da oltre 200 figuranti (vari personaggi in costumi d'epoca: il Meddis Tutikus - Magistrato Supremo -, i sacerdoti, il Dio Marte, la Dea Kerres, il capo militare, l'araldo, i guerrieri, le spose, le danzatrici ed interi nuclei familiari), dopo aver sfilato, a partire dalle ore 19, per le principali strade della cittadina, giungerà allo stadio comunale ove si svolgerà, alle ore 20, lo spettacolo (ingresso gratuito).


La rappresentazione consta di quattro scene:
I scena rappresenta il Ver Sacrum, vale a dire il rito dell'abbandono da parte dei giovani delle terre d'origine pronti a partire alla ricerca di nuove terre. Il Sacerdote benedice i giovani che poco dopo si allontanano. I giovani, guidati da Comio Castronio e seguiti da un bue, si fermeranno presso il Tifernus mons dove daranno origine alla città di Bovianum;
II scena tratta dell'istituzione del Matrimonio inteso come rito comunitario. La donna altro non era che la ricompensa del valido guerriero;
III scena vede protagonista un vecchio saggio che incita i giovani guerrieri a non perdere mai la virtù e il valore;
IV scena rappresenta il rito del giuramento dei giovani guerrieri sanniti che davanti all'altare invocano la maledizione sulla stirpe qualora portano a termine con coraggio la guerra. Colui che si rifiuta viene ucciso.

mercoledì 7 luglio 2010

Pietrabbondante - Ricerche archeologiche 2009

Aspettando la nuova stagione di scavi, prevista per il mese di agosto, riportiamo la consueta relazione annuale del prof. La Regina circa le scoperte e nuove acquisizioni durante gli scavi del 2009. La relazione si può scaricare il pdf da questo link dell'INASA:

Le indagini archeologiche nell’area del santuario sannitico di Pietrabbondante, riprese quest’anno nel mese di giugno e tuttora in corso, sono condotte come negli anni precedenti dall’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte per conto del Comune di Pietrabbondante, d’intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con finanziamenti della Regione Molise. Responsabile del procedimento è l’Arch. Massimo Notaro, del Comune di Pietrabbondante. La direzione dei lavori è affidata all’Arch. Fioravante Vignone della Soprintendenza per i Beni Architettonici e alla Dr. Stefania Capini, della Soprintendenza per i Beni Archeologici. Le attività di ricerca sul campo sono guidate dal Dr. Luigi Scaroina con l’assistenza della Dr. Fabiana Carlomagno e della Dr. Rachel Van Dusen. I rilievi sono eseguiti dai Geometri Domenico Quaranta e Pasquale Iadisernia della Soprintendenza ai Beni Archeologici. Il restauro delle statuette bronzee rinvenute nel 2008 è stato eseguito dalla Dr. Ida Anna Rapinesi della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Roma. Le indagini diagnostiche sugli stessi materiali si devono alla Dr. Daniela Ferro, dell’Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati, CNR Roma. I lavori sono stati affidati all’impresa CPS Costruzioni di Venafro. Hanno partecipato alle indagini 5 operai e 116 laureati e studenti della Sapienza di Roma e di altre università.



I lavori del 2009 hanno avuto come obiettivo l’esplorazione degli ambienti ancora sepolti della grande casa rinvenuta nel 2002, la quale occupa buona parte di una terrazza che si estende per m. 108 su una superficie di oltre 3000 mq. a sud-ovest del teatro e del grande tempio. È stato così possibile individuare i caratteri architettonici dell’edificio e la successione delle fasi edilizie con le trasformazioni avvenute nel corso di cinque secoli. Sono ora note le principali vicende dell’edificio tra il II secolo avanti e il IV d. C. Alla prima fase è da attribuire la costruzione della grande domus ad atrio con impluvio, alae e tablinum, ampia metri 78 x 28, che si estendeva nella parte posteriore con un portico a due navate di metri 32,66 x 8,50. L’impluvio di questa fase edilizia non è stato trovato, ma ne è documentata la presenza dall’originario canale per il deflusso dell’acqua piovana. I pavimenti sono in cocciopesto, in alcuni casi con semplici decorazioni di mosaico bianco. 



Il tipo di edificio costituisce una novità: la casa ad atrio che in luogo del giardino chiuso da un peristilio ha un portico aperto verso l’esterno non ha confronti. L’ampia area libera da costruzioni su cui si affacciava il portico si estendeva fino alla strada che, più avanti, rasentava il teatro ed il Tempio A. Questa originale concezione trova ragione nella destinazione del portico che evidentemente doveva essere raggiungibile da uno spazio pubblico. La navata esterna era infatti accessibile attraverso un allineamento di nove colonne, e la navata interna lo era attraverso un colonnato più breve, di cinque colonne. Nello spazio aperto della navata interna erano collocati doni votivi, quali statue di divinità, su pilastri, basi di pietra e su due banconi in muratura; tra le altre cose vi erano una dedica in osco riferibile a Ops Consiva, e pietre di forma globulare sorrette da pilastrini, nelle quali è possibile riconoscere il simulacro di una divinità non antropomorfa. Le restanti parti della navata interna erano occupate da ambienti chiusi: un sacrarium con un altare, un deposito per doni preziosi, e cucine in funzione non solo della domus ma anche di banchetti pubblici da tenersi nella navata esterna del portico. Questi caratteri, e anche l’ubicazione stessa dell’edificio in diretta connessione con il tempio e il teatro, hanno consentito di riconoscere nell’edificio la domus publica del santuario. Gli scavi di quest’anno hanno tra l’altro condotto al ritrovamento, su una terrazza ampia metri 36 x 8 ubicata oltre il lato lungo della casa verso la montagna, di un quartiere di alloggi per schiavi con ambienti di metri 4 x 4; all’interno di queste celle vi sono tracce di focolari con resti di pasti e di vasellame. La domus è stata costruita nell’ultimo ventennio del II sec. a.C., nello stesso tempo in cui si edificava il teatro, e prima della costruzione del grande tempio, come viene dimostrato dal livello del passaggio che la metteva in comunicazione con l’area del teatro. L’edificio ha certamente mantenuto la destinazione di domus publica del santuario fino agli ultimi esiti della 
guerra sociale nel Sannio (82 a.C.). 

Dopo circa mezzo secolo di abbandono la grande domus di Pietrabbondante venne nuovamente occupata come residenza privata nell’ambito di un fundus. La proprietà è riconducibile a Gaio Socellio Celere, il quale aveva fatto costruire non lontano dal santuario, lungo la strada di accesso, un grande monumento funerario di cui restano elementi smembrati. A questa fase che ebbe lunga durata, certamente fino a tutto il II sec. d.C., e che fu caratterizzata da attività produttive agricole, si devono alcune radicali trasformazioni dell’edificio, avvenute a più riprese nel corso del tempo: il rifacimento dei pavimenti rovinati, la sostituzione dell’impluvio della fase sannitica con un impluvio in pietra, la trasformazione di alcuni locali della parte posteriore in zona termale con una cisterna, ambienti riscaldati, vasche, e tubi di piombo. Non furono nuovamente occupate alcune parti dell’edificio: il quartiere degli schiavi, sulla terrazza retrostante la casa, non fu più usato e venne evidentemente trasferito altrove, in posizione non ancora identificata. Il grande portico a due navate, già impiegato per la collocazione di doni votivi, era già crollato quando la casa fu occupata dai Socelli, e non fu mai ricostruito, né le macerie furono rimosse. Una successiva fase edilizia, tra la fine del II e la seconda metà del III sec. d.C. è caratterizzata dall’impiego di materiali di spoglio dei monumenti sannitici. Il prospetto dell’edificio verso il teatro fu trasformato con l’aggiunta di un portico parzialmente aperto sul piazzale antistante tramite un colonnato. Nell’edificazione dell’avancorpo furono usati elementi lapidei prelevati nelle aree porticate ai lati del tempio maggiore (Tempio B). In questo periodo attività produttive documentate da fornaci per la cottura di materiali fittili e ceramici, per quanto contenute, assumono prevalenza rispetto a quelle agricole, probabilmente in conseguenza dello spopolamento dei territori montani. 

L’ultima fase di vita della domus riguarda il periodo compreso tra gli ultimi decenni del III sec. e la metà del IV d.C. Le attività produttive sono sostituite da un’economia di spoglio basata sull’estrazione dei metalli dalle 
strutture monumentali del passato (piombo delle coperture, ferro, bronzo) e sulla raccolta di materiali metallici negli strati di distruzione. Fosse di spoglio sono state individuate nell’area porticata retrostante la domus, ove i crolli avevano sepolto doni votivi di metallo, tutti asportati. Forni per la fusione di metalli sono stati trovati nell’area antistante la domus, in precedenza occupata dalle fornaci per la produzione di materiali fittili. 
Saggi eseguiti per definire la datazione degli edifici che si trovano nell’area compresa tra il Tempio A e il Teatro hanno consentito di confermare la presenza di una fase sannitica, documentata soprattutto da ceramica a vernice nera (in corso di studio). Di questo livello di occupazione restano il podio di un edificio e poco altro, perché lo strato più antico è stato in gran parte asportato per la costruzione di case con antistanti taberne, 
probabilmente nello stesso periodo per il quale si sono accertate attività produttive nell’area della domus (fine II - seconda metà III sec. d.C.). Le case poste in questa zona, lungo la strada che rasentava l’antico edificio 
scenico modificato per nuovi usi e i resti del Tempio A ormai decaduto, dovevano essere abitate dalle maestranze addette alla produzione ed alla vendita degli oggetti. Per gli edifici costruiti in questo periodo sono stati usati materiali di spoglio del Tempio A e del Tempio B. L’occupazione di quest’area si è protratta in forme sempre più povere, come nella domus, fino alla prima metà del IV sec. d.C. Ricognizioni eseguite per individuare l’ubicazione originaria del mausoleo dei Socelli hanno consentito di ritrovare altri elementi lapidei appartenenti al sepolcro. Sono previsti pertanto ulteriori saggi di scavo per metterne in luce il basamento, anche al fine di ricomporvi le parti restanti. 



Il restauro di due piccoli bronzi rinvenuti nel 2008 rappresentanti Minerva e un Lare, e lo studio diagnostico eseguito in tale occasione, hanno consentito di riconoscerne non solo il loro grande pregio artistico e la raffinata esecuzione, ma anche gli aspetti tecnici e la morfologia della materia: la composizione della lega metallica ha dimostrato che si tratta di oggetti di epoca ellenistica, probabilmente del II secolo a.C.

ADRIANO LA REGINA - LUIGI SCAROINA -
FABIANA CARLOMAGNO - RACHEL VAN DUSEN
© Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte – 2009

martedì 6 luglio 2010

Il culto dei Sanniti da Archeomolise N.5



Interessante articolo uscito sul nuovo numero di Archeomolise. Alessandro Testa, dell'Università degli studi di Messina, tratta il culto dei Sanniti alla luce della comparazione indio-europea (pp. 34-51), basandosi anche sulle scoperte di Pietrabbondante degli ultimi otto anni che gettano nuova luce sugli aspetti politici e religiosi dei Sanniti. Come sempre rendiamo fruibile e scaricabile l'intero trimestrale (tutti i numeri si possono trovare sul sito del cerp-Isernia) e ringraziamo l'autore per aver citato il nostro Blog, dal quale ha tratto l'immagine di copertina. Un piccolo ma significativo risultato.

archeomolise N.5

mercoledì 9 giugno 2010

Sanniti su Nonciclopedia

Per chi è stanco della serietà, e forse pesantezza, di wikipedia è nato in Italia Nonciclopedia, un'enciclopedia parodistica che affronta le voci con satira e umorismo. Ultimamente è uscita una bella e divertente voce sui Sanniti che consiglio a tutti, appassionati e non, di leggere: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Sanniti.


mercoledì 14 aprile 2010

Le primavere sacre dei Sanniti - Il ver sacrum



da Franco Valente, Castelli, rocche e cinte fortificate del Molise

Quando la dorsale appenninica della parte centrale della Penisola era utilizzata esclusivamente per attività pastorali ed era occupata sostanzialmente dalle popolazioni umbro-sabelliche, nell’ambito delle attribuzioni dei pascoli scoppiò una lite tra varie tribù che finì con una supremazia, apparentemente definitiva, di quella parte di popolazione che si definiva sabina. Ma dopo l’affermazione sabina si verificarono calamità di ogni genere la cui origine fu attribuita ad una vendetta divina. I Sabini allora si rivolsero ad un oracolo nei pressi di una località ricca di acque solfuree, probabilmente l’attuale Paterno tra Città Ducale e Antrodoco (L. PARETI, Storia di Roma e del mondo romano, I, Torino 1952-1961, p.106).

In quella zona una volta vi era stato un grande lago determinato dall’allargarsi del letto del Velino, in mezzo al quale esisteva un’isola galleggiante che era stata indicata anticamente dall’oracolo ai profughi provenienti da Dodona, in Grecia, come il luogo dove fondare la nuova città di Cutilia.
Qualche tempo dopo i Sabini, che avevano sostituito gli originari abitanti del luogo, fecero dell’isola un centro religioso dal cui oracolo seppero che le cause delle calamità erano da ritrovarsi nell’ira di Ares (Marte) (STRABONE, Geographica, V, 4,12). L’oracolo aveva comunque indicato la possibilità di placarlo consacrando tutti i maschi che fossero nati nella nuova stagione. Poiché consacrare voleva dire sacrificare in onore del dio, i Sabini si preoccuparono di conoscere bene il responso dell’oracolo interrogandolo di nuovo. Questi precisò che potevano essere scannati gli agnelli, i capretti ed i vitelli, purché i nati in quella primavera, una volta giunti all’età adulta, si fossero allontanati dalla tribù e, seguendo i segni che il dio gli avrebbe inviato, avessero fondato una nuova colonia in terra straniera (SESTO POMPEO FESTO, De verborum significatione (519, Lindsay 1913): “Ver sacrum”. Il luogo dove fermarsi sarebbe stato indicato dal bue sacro che li avrebbe guidati.
Quando venne il tempo, i giovani, guidati da Comio Castronio, seguirono il bue il quale si diresse nella terra degli Opici e giunto presso un colle si sdraiò e si addormentò. Il colle prese il nome di Sannio e divenne il centro attorno al quale si sviluppò il ceppo sannitico.
La leggenda delle primavere sacre (ver sacrum) è degna di essere considerata per tutta una serie di implicazioni che sicuramente hanno importanza per conoscere non tanto cosa fosse all’origine dell’insediamento dei Sanniti nell’area da loro effettivamente occupata, quanto soprattutto per cercare di capire anche quale potesse essere il territorio, se non addirittura il colle, verso il quale si diressero. Sull’argomento si veda in particolare: J. HEURGON, Trois études sur le “ver sacrum” (coll. Latomus, XXVI), Bruxelles 1957. E. T. SALMON, Samnium and the Samnites, Cambridge1967, pp. 35s.
Strabone indica precisamente, e questo evidentemente gli era noto da una consolidata tradizione alla quale attingeva, che la regione era quella degli Opici.
Sulla individuazione geografica della terra degli Opici si è molto dibattuto e tutte le diversificate ipotesi fanno sempre riferimento ad un’area, più o meno vasta, che corrisponde alla zona montuosa della regione molisana, alla parte orientale di quella laziale e alla parte settentrionale di quella campana. Un territorio che comprende, comunque si voglia estendere, sempre il bacino idrografico del Volturno.

Si consideri che i termini Opici ed Osci si riferiscono allo stesso popolo, essendosi la voce originaria contratta ed adattata nel tempo con il passaggio Opici-Opci-Obsci-Osci, anche se più precisamente si potrebbe sostenere che negli Opici sono da individuarsi coloro che appartenevano al ceppo più ristretto dei primi abitatori di questo territorio prima della discesa di coloro che si chiamarono Sanniti, mentre per Osci debbano intendersi tutti coloro che parlavano comunque la lingua degli Opici.
Acutamente A. Sogliano fece derivare l’appellativo di Opici dal termine comune alla lingua romana di “opus”, attribuendogli così il significato di “popolo che lavora i campi”, cioè “contadini” (A. SOGLIANO, in “Rend. Acc. Lincei” ser. 5, XXI, 1912, p.209), il cui territorio coincide proprio con quell’area che dall’antichità viene ancora chiamata Terra di Lavoro e che, aggiungiamo per le considerazioni che andremo a fare, coincide sostanzialmente con la valle del Volturno (Sull’origine del termine Oschi si vedano le varie ipotesi. Secondo Vetter (E. VETTER, in RE, XVIII, 1942, s.v. Osci, col. 1545) deriverebbe dal nome della città di Opi in Abruzzo. Verrecchia (G. VERRECCHIA, in “Samnium“, XXV, 1952, p.124) e Bruno (M. G. BRUNO, in “Rend. Ist. lomb.“, XCVI, 1962, p.430) sostengono che deriverebbe dalla divinità Ops, di cui sarebbero stati fedeli).
Per Devoto (G. DEVOTO, in Enciclopedia Italiana, s.v. Oschi) una vera e propria nazionalità osca si determinò per effetto della fusione dei Sanniti con gli Opici quando fu eliminata la potenza etrusca dall’area capuana intorno al V secolo a.C.. In realtà, aggiunge Devoto, non si può parlare di un vero e proprio stato, ma piuttosto di una confederazione di tre gruppi facenti capo alle circoscritte regioni di cui la prima sarebbe stata quella più propriamente campana dell’area di Capua, la seconda quella intorno a Nola ed Abella, la terza quella di Nocera.

Un territorio che complessivamente dovette avere problemi di sovrappopolazione già dal 413 a.C. quando i campani furono costretti ad esercitare la pratica dei mercenari addirittura a Siracusa mentre, sicuramente, notevoli preoccupazioni derivavano dalla pressione dei nuovi arrivati Sanniti che, trasformando progressivamente la loro attività pastorale ed estendendosi anche al territorio vallivo, mettevano in pericolo l’economia prevalentemente agricola, e perciò stanziale, di pianura.
Nulla si conosce sia per assegnare una data precisa alla trasmigrazione mitizzata nel racconto delle primavere sacre, sia per individuare l’ipotetico itinerario seguito dai coloni che si allontanavano dalle originarie terre dell’area umbra. Recentemente la rivisitazione archeologica dell’area dell’antico monastero longobardo di S. Vincenzo alle sorgenti del Volturno ha riaperto uno spiraglio per la localizzazione dell’antica Sannia di cui parlano Festo, Floro e, probabilmente in forma corrotta, anche Strabone e che è riportata nell’epitaffio che il figlio di Scipione Barbato fece scolpire sulla tomba del padre. (Sull’argomento esiste oggi una consistente bibliografia riportata in: F. VALENTE, S. Vincenzo al Volturno – Architettura ed arte, Roma 1995).


da wikipedia:

La Primavera Sacra (Ver Sacrum in latino) era una ricorrenza rituale di origine Umbra, praticata poi da diversi popoli dell'Italia antica.
Veniva celebrata in occasione di calamità o momenti difficili, e consisteva nell'offerta agli Dei dei primogeniti nati dal 1° marzo al 1° giugno (o nel caso dei Sabini quelli nati dal 1° marzo al 30 aprile) della seguente primavera.
Gli animali venivano effettivamente sacrificati, mentre i bambini, giunti all'età dell'adolescenza, venivano fatti migrare per formare una nuova comunità, godendo di una "protezione divina"; in questa maniera nasceva un nuovo popolo. La migrazione era guidata da un totem, o animale-guida, del quale si interpretavano i movimenti per trarne auspici e direzione del viaggio.
Con il voto della Primavera Sacra nacquero nell'Età del Ferro varie popolazioni italiche. Tra le più importanti ci sono i Sabini, originati direttamente dagli Umbri, che migrarono verso sud, restando sulla dorsale appenninica; i Piceni, che ebbero come totem il picchio verde, sacro al dio poi identificato dai Romani con Marte. Essi partirono dalla Sabina e, popolarono tutto il territorio compreso dal fiume Foglia al fiume Salino, giungendo quindi a dare unità etnica a tutte le attuali Marche. Per questo motivo lo stemma della regione Marche è il picchio verde. Con simile voto nacque, sempre dai Sabini, il popolo dei Sanniti, il cui totem fu il toro selvaggio. Dai Sanniti, poi, con una nuova primavera sacra, nacque il popolo dei Lucani, il cui totem fu il lupo. Come si vede questo rito fu reponsabile del popolamento dell'Italia dell'Età del Ferro e della divisione dell'Italia in regioni. Si può inoltre facilmente evincere che, a seguito dell'istituto del Ver Sacrum, gli Umbri sono da considerarsi la popolazione madre di quasi tutti i popoli pre-romani costituenti l'Italia mediana ad eccezione dei Latini, degli Etruschi e dei Galli Senoni.
I racconti mitologici legati alla pratica rituale e le modalità con le quali venivano effettuati i sacrifici sono diversi tra le varie popolazioni.

http://www.prolococolli.it/SANNITI/page2.html

http://www.sanniti.info/smpop.html




lunedì 12 aprile 2010

Tavola Osca (detta Tavola di Agnone) - La religione dei Sanniti



La Tabula Agnonensis è una tavoletta di bronzo, 27x15 cm di lato, munita di una maniglia, che è tutt'oggi conservata al British Museum. 
Entrambi i lati presentano delle iscrizioni in osco, con lettere incise in modo chiaro e che hanno permesso una datazione paleografica al 250 a.C. 
Il testo menziona diciassette divinità, contando separatamente i due aspetti di Giove, e ci dimostra la tendenza dei Sanniti, comune anche ad altre popolazioni italiche, alla polilatria, cioè l'uso di uno stesso luogo per il culto di più divinità. 
E ci descrive la presenza di quindici altari, nell'hortus, che dobbiamo interpretare come boschetto sacro, in cui la stessa tavoletta era affissa, probabilmente ad un albero, con la catena di ferro che in parte è ancora conservata. 
Il boschetto doveva essere situato nelle vicinanze della località sul Monte Cerro, fra Capracotta ed Agnone, in cui la tavoletta è stata ritrovata circa un secolo fa, quando questa zona era chiamata Uorte (= Orto?). 
Il boschetto di Agnone era consacrato a Kerres, e alla sua cura partecipavano tutti i fedeli con il pagamento di una decima. 
Era sede di processioni sacre, probabilmente in periodi ben definiti, a cui i fedeli partecipavano muovendo nella direzione opposta a quella del sole, con soste, per riti lustrali, negli altari. In occasione delle due feste annuali, o forse di una festa che si svolgeva ogni due anni, il testo osco non è facilmente interpretabile, si manteneva acceso un fuoco e si facevano delle offerte. 
Durante la festa in onore di Flora delle cerimonie venivano celebrate anche al di fuori del boschetto, con soste rituali e venerazione di quattro divinità, due delle quali avevano un altare dentro il boschetto. 

Le divinità elencate nella Tavola sono:

Vezkeí, identificato con varie divinità: Lucina, il dio nazionale degli Aurunci, un aspetto di Venere, ed una divinità dell'evolvere delle stagioni, ipotesi quest'ultima che appare più convincente;
Euclus, con o senza l'epiteto di Pater, veniva venerato sia dentro che fuori il boschetto, identificato con Mercurio, nell'aspetto ctonico di psicopompo, cioè di trasportatore di anime;
Kerres (Ceres?);
Filia Cerealis;
Inter-Stita, potrebbe essere la levatrice che in osco sta "in mezzo" durante il parto, mentre in latino sta "di fronte" (obstetrix), il Pisani suggerisce che Interstita fosse la divinità centrale di una triade;
Amma Cerealis (Mater? Nutrix?) era venerata sia nel boschetto sia fuori;
Lymphae Cereales, l'equivalente greco è Nymphae, le divinità delle sorgenti dei fiumi;
Liganacdix Intera, con o senza l'aggettivo Cerealis, liganacdix potrebbe equivalere a legifera o a liknophoros, epiteto questo di Dionisio;
Imbres, con o senza l'aggettivo Cereales;
Matae, con o senza l'aggettivo Cereales (Mater Matuta?), le funzioni della Mater Matuta erano connesse con il parto e l'allattamento, provvedeva inoltre a bagnare con sufficiente rugiada i raccolti;
Jupter Juventus, il Vatter pensa invece ad una corrispondenza con Jupter Vergarius, una divinità altrimenti ignota, che presiedeva all'alternarsi delle stagioni;
Jupter Rigator, con o senza l'aggettivo Pius, il dio che porta la pioggia;
Hercules Cerealis;
Patana Pistia (Panda?), strettamente imparentata con Cerere, secondo alcuni da identificare con Cerere stessa, sarebbe una divinità connessa con l'agricoltura, potrebbe trattarsi di quella che faceva aprire le spighe in modo che fossero abbastanza larghe da far uscire facilmente i chicchi durante la trebbiatura. Meno convincente è l'ipotesi di A. von Blumenthal che la identifica con una dea preposta al parto;
Diva Genita;
Perna Cerealis, venerata fuori dal boschetto vero e proprio, era forse la dea del parto felice;
Flora Cerealis, venerata fuori dal boschetto vero e proprio.


mercoledì 24 marzo 2010

Storia del sacro bue. L’animale che segna le origini

Teste di bue raffigurate in chiese molisane, nomi di paesi (Bojano, Torella, Toro), feste con carri trainati da buoi, leggende ma anche cognomi diffusi (Bove, Di Toro, Vacca).


I bovini sono animali che hanno espresso significati simbolici nella cultura e nella religione di molti popoli. Un bue, secondo la tradizione cristiana, è presente nella stalla di Betlemme; il toro è uno dei soggetti più frequenti tra i graffiti magico-rituali dell’età della pietra, ritrovati nelle grotte pirenaiche; episodi biblici ci parlano di vacche magre e vacche grasse; il Minotauro è figura mitologica tra le più note.
Anche nella religione sannita si riscontra un’importante presenza del bue, animale che avrebbe segnato l’origine stessa del Sannio. Il mito, infatti, narra che i giovani sabelli che durante il Ver Sacrum (1) d’epoche lontanissime furono mandati a fondare nuove città, mossero alla volta della nostra regione guidati da un bove. Giunto nei pressi del Matese, l’animale s’inginocchiò per bere alle sorgenti del Biferno. Quella genuflessione fu interpretata come un segno divino ed i giovani decisero di stabilirsi lì, creando la prima colonia sannita (2).
Questa narrazione dimostra come per gli antichi italici il bue fosse animale sacro; fu infatti preso a simbolo della forza e dell’audacia dei guerrieri, ma anche a simbolo dell’umiltà e del sacrificio verso il lavoro. Ed era considerato tanto importante che i sanniti denominarono Bovianum (da bove, appunto) addirittura la loro capitale, ed incisero su moltissime loro monete l’effige d’un toro.
Dall’antichità ad oggi, il bue è stato costantemente presente nella storia del Molise. L’arte medievale ci ha lasciato “enigmatiche” teste di toro scolpite in varie chiese (3); la tradizione orale ci ha consegnato il leggendario personaggio di Re Bove (4) (ovvero la massima figura della società: il sovrano, che viene chiamato con il nome di bue, a testimonianza dell’alta considerazione in cui è stato sempre tenuto questo animale); molti cognomi molisani fanno riferimento al sacro animale sannita (famiglie come: Bove, Vacca, Di Toro, ecc.) così come alcuni nomi di paesi (Toro, Torella del Sannio e la già citata Bojano); un vasto repertorio di racconti popolari (5) ci ha tramandato episodi di carri trainati da buoi che trasportavano sacre reliquie; e importanti feste regionali (rievocando tali episodi) hanno come protagonisti i bovini. Le Carresi – le famose corse di carri trainati dai buoi che sono in uso nel Basso Molise – sono, infatti, manifestazioni che vogliono ricordare il ritrovamento e la traslazione di urne con le ossa di santi, che sarebbero giunte in alcuni paesi su carri trainati da buoi lasciati liberi di correre per poi fermarsi in un luogo predestinato da un disegno divino.

NOTE 1)
1) – Per difendersi dalle grandi calamità, i popoli italici usavano far voto di offrire agli dèi tutto ciò che sarebbe nato nella successiva primavera. Questo rituale era appunto denominato Ver Sacrum (primavera sacra) ed era consuetudine, in tale occasione, che i giovani venissero mandati via a fondare nuove colonie e città.
2) - Francesco Jovine “Viaggio nel Molise”, Isernia, 1976, pagg. 53-54.
3) – In numerose chiese del Molise compaiono raffigurazioni scolpite di teste di bue. Esse (a parte le analisi strettamente artistiche) sono state messe in relazione alla mitica figura di Re Bove (vedi nota successiva) che – secondo la leggenda – avrebbe costruito quelle chiese.
4) – Su “Re Bove” si veda l’attenta analisi fatta da A.M. Cirese, “La leggenda del Re Bove”, in “La Lapa” n. 1-2, 1955, pagg. 45-49.
5) – Per questi racconti si rimanda a: G.A. Tria, “Memorie storiche, civili ed ecclesiastiche della città e diocesi di Larino”, Isernia, 1989; L. Biscardi, “Sulla festa di San Pardo a Larino” in “La Lapa”, numerose citazioni; B. Amorosa , “Il Molise”, Milano, 1924.

(Mauro Gioielli)


Fonte: Forche Caudine, un bel sito sui Sanniti in Molise.

lunedì 15 marzo 2010

Il covo della rivolta sannita



E’ raro che uno scavo archeologico centri subito un bersaglio grosso. Adriano La Regina, soprintendente di Roma antica, c’è riuscito praticamente al primo colpo. Coronando con una sorprendente scoperta una missione nel Molise, dove per conto della soprintendenza di Campobasso ha trascorso l’estate a coordinare il restauro del teatro sannitico di Pietrabbondante e ad esplorare un terrazzamento che sovrasta la cavea di pietra e la ricollega a un grande tempio coevo sulla cima del sito. 

Pietrabbondante è un paesino a mille metri d’altezza arroccato sotto tre grossi speroni di roccia. Il sito archeologico, poco più giù, occupa un pianoro sassoso che domina la distesa mozzafiato di boschi, colline, dirupi, palcoscenico di uno dei popoli più singolari e bellicosi dell’Italia preromana, i Sanniti Pentri. Un territorio senza un vero e proprio centro urbano che trovò per oltre quattro secoli il suo perno politico e religioso proprio in questo recinto sacro battuto dai venti, dove le genti del Sannio celebravano i loro riti e riunivano nei momenti più gravi le loro assemblee. 
L’area è uno scrigno prezioso di questa storia: i depositi votivi dei templi hanno restituito trofei di guerra e armature predate in battaglie che racchiudono l’intero sanguinoso ciclo delle guerre con Roma, testimoniano la rivolta guidata da Pirro, il passaggio dell’esercito d’Annibale. Ma i ruderi che ora la costellano ne raccontano soprattutto l’ultima fase, tra il secondo e il primo secolo a.C, prima del rovinoso declino. C’è un grande teatro, costruito su un tempio più arcaico e scavato in epoca borbonica: un migliaio di posti con tre file quasi intatte di 180 sedili di pietra, le stessa cifra del senato della regione sannita che quasi certamente veniva convocato anche qui in questo santuario sacro. Più su entro un recinto di pietre poligonali c’è un grosso tempio d’impianto latino: tre celle all’interno e all’esterno tre altari. 
Fu proprio Adriano La Regina, che allora era un laureato poco più che ventenne, ad estrarre quel poderoso monumento di pietra dal campaccio di grano che lo nascondeva. E a ritirar fuori più tardi, quando negli anni ’70 assunse la soprintendenza di Campobasso, le altre pertinenze, due portici di botteghe, che lo circondavano. Un legame ininterrotto che quest’estate lo ha riportato qui, prestigioso professore a fine carriera, verso l’avventura di un nuovo scavo, condotto con pochi mezzi ma con l’impegno d’un esordiente. 
Il premio è stata la scoperta di un grande edificio sconosciuto che occupava la balconata sopra il teatro. «Dopo neanche un paio di giorni, al centro del quadrato che avevamo tracciato per delimitare il cantiere - racconta Adriano La Regina - abbiamo incontrato una grande lastra levigata con i bordi lavorati. Era una vasca ad impluvio, circondata da quattro colonne, e situata al centro del cortile di una domus, analoga per pianta e dimensioni a quelle sannitiche di Pompei che ha un fronte di una sessantina di metri, chiuso da un secondo cortile colonnato. «Sicuramente una struttura di servizio del santuario - spiega il soprintendente - Probabilmente una sorta di foresteria per alloggiare i capi e i dignitari delle tribù sannitiche che si ritrovavano a Pietrabbondante. 
Due i dettagli di rilievo. Il primo riguarda la datazione del complesso, precisata dalle monete trovate negli strati del terrapieno: siamo nel pieno della guerra sociale, della ribellione cioè delle popolazioni italiche che rivendicavano da Roma la piena cittadinanza. Rivolta di cui proprio in questo santuario si levarono i primi squilli. Quel tempio sul pianoro intitolato alla Vittoria è eloquente come un messaggio di guerra. Il secondo particolare emerso dallo scavo è che la costruzione della casa rimase incompiuta. Un abbandono frettoloso che ci racconta quasi sicuramente la fine della rivolta, culminata dopo varie sconfitte, con una sanguinosa repressione. 
La storia di Pietrabbondante si chiude così. I ribelli furono quasi tutti trucidati. Si salvarono come sempre solo pochi voltagabbana. Come quel Gaio Stazio Claro, che era tra i maggiorenti del Sannio. Fu sicuramente uno dei capi della sollevazione: sulle mura del tempio di Pietrabbondante c’è una dedica con cui ne rivendica il finanziamento. Pochi anni dopo lo ritroviamo - la fonte sono le cronache di Appiano - a Roma, cooptato addirittura nel Senato della città da Silla, cui aveva garantito il suo appoggio».

lunedì 8 febbraio 2010

Sanniti a Pietrabbondante-Un film in computer grafica

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Sanniti a Pietrabbondante è un film realizzato nel 2005 dalla Capware e curato da Gaetano Capasso con l’ausilio del professore Adriano La Regina, tra i più grandi studiosi dell’area archeologica, e del professore Natalino Paone, appassionato studioso della civiltà molisana. Il progetto ha visto il patrocinio del comune di Pietrabbondante e della regione Molise.

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Le immagini, ricostruite in computer grafica, consentono di realizzare ricostruzioni e ambientazioni inedite; ogni punto, ogni linea e colore è stata analizzata e ricostruita da studiosi e modellatori grafici al fine di ricreare l’ambientazione originaria. Il tutto montato come un film e come un nuovo modo di raccontare l’archeologia. Dall’origine dei Sanniti alla nascita della nazione sannita; dalle grandi battaglie al periodo romano.

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Alcuni bellissimi spezzoni del film sono visionabili da questo link:

http://www.capware.it/