giovedì 30 dicembre 2010

Un anno di Blog

Circa un anno fa si realizzava il progetto di un blog con notizie e informazioni sul comune di Pietrabbondante. In questo post vogliamo inserire un documento da noi stilato che analizza i risultati conseguiti in quest'anno, sviscerando i dati di tutte le piattaforme usate (visite, iscrizioni, ecc.). I traguardi raggiunti non sono di poco conto per un piccolo blog pertanto invitiamo tutti i lettori a leggere e condividere. Fieri e onorati dei risultati e degli apprezzamenti di stima auspichiamo che il progetto venga portato avanti anche l'anno prossimo.
Un caro saluto
I ragazzi del servizio civile

UN ANNO DI BLOG

mercoledì 29 dicembre 2010

Info area archeologica

Samnites'Thheatre, with its anatomical stone benches sculptured out of a single block of stone. Behind the Theatre we can see the basement of the Temple. The whole archeological site is a of utmost value, both politically and religiously. While the Temple was the place where making sacrifices to the Gods, the Theatre was the seat of the Senate, the deliberative and running body of the first Confederate State in history.


Le théatre des Samnites avec des sièges de forme anatomique en pierre sculptée. derrière le théatre, le soubassement du temple. Ce site archéologique revete una grande importance, soit politique soit religieuse. le temple été l'endroit de sacrifices et pffrandes aux Dieux, tandis que le théatre été le siège où le Senat délibérait et décidait le destin du premier Etat confédéral.


Der Theater von Sanniti hat die sitzen mit Stein. Hinter der Theater steht Basis von der Tempel. Das ganz Rahmenwerk ist ein sehr wichtig ort fur die Sanniti. Dort wurden Gottern sich treffen fur Entescheiden die Gesetz.





Et Teatro Samnita, con asientos ergonomicos, cada uno de ellos tallado a partir de un ùnico bloque de piedra. Detras del Teatro se encuetra la base del templo. Todo el complejo arqueologico constituye el Santuario religioso y politico, mas importante de los Samnitas, donde los sacerdotes ofrecian sacrificios a los dioses y en cuyo teatro el senado se reunia para decidir el destino del primer estado confederado de la historia.

Pietrabbondante e l'arte

Girando su internet abbiamo trovato un artista, Lual, che realizza paesaggi con uno stile del tutto particolare. Tra le varie zone d'Italia anche un paesaggio con Pietrabbondante.


Dal sito Pietrabbondante.com, invece, troviamo altre opere, in particolare le tele dell'artista locale Filippo Manno.



Ugo Martino raffigura la chiesa di S. Vincenzo.



Notevole è stata la raffigurazione del teatro sannitico sul francobollo commemorativo uscito ad agosto.


Di grande perizia tecnica, infine, la tavola di Francesco Corni col disegno della ricostruzione del complesso teatro-tempio.




I campani tra Sanniti e Romani

Primo Piano Cultura 22-12-2010[1]

Commenti

Con molto piacere riportiamo i complimenti del prof. Franco Valente, tra i più importanti studiosi d'arte e d'architettura della nostra regione, che da anni si batte contro gli scempi perpetrati dalle soprintendenze e dagli enti locali. Il suo sito http://www.francovalente.it/ è una vera miniera di notizie sui nostri beni culturali.

Carissimi,
solo questa mattina ho scoperto il vostro blog.
Mi compiaccio con voi, vi ringrazio per il rinvio al mio sito, ma vi faccio un rimprovero affettuoso.
Il vostro blog è frutto del lavoro di persone fisiche che meritano di essere conosciute. Anche per fare qualche complimento personale che in questa regione di irriconoscenti non guasta.
Auguri di cuore
Franco Valente



Buongiorno,anche questo natale l'ho trascorso a Pietrabbondante,il paese dell'anima la mia quella dei miei figli,e quella dei miei antenati,adesso bisogna cominciare a credere in quel tesoro che abbiamo,il più grande monumento al mondo dei sanniti,un popolo che misteriosamente con gli etruschi ha rappresentato la culla della nostra civiltà.una delle più rappresentative civiltà italiche da cui attraverso una federazione di popoli e etnie ha dato vita alla civiltà preromana.Mi rivolgo ai giovani,a tutti coloro che scappano e fuggono da pietrabbondante,restate,cominciate a credere nello sviluppo del nostro paese,non fuggite in città o in qualche fabbrica a perdere tempo,abbiamo ventimila visitatori,all'area archeologica che sono certificati dai tickets che rilasciano i custodi,visitatori che raggiungono il nostro bellissimo paese,senza che noi riusciamo a dare loro servizi o addirittura senza che loro passino dentro il paese,non è giusto!!!!occorre rimboccarsi le maniche e cominciare a intercettare questo grande patrimonio,e far diventare esso l'occasione irripetibile per il rilancio del nostro paese.Io ho lanciato la proposta,vi prego attraverso questo forum iniziamo a discutere di come iniziare questa nuova era economica e sociale a pietrabbondante.vi saluto tutti con cordialità e vi auguro un felice 2011. 

mercoledì 22 dicembre 2010

Buone Feste


Il blog manda a tutti i lettori i più sinceri auguri di Natale, augurandovi di passare buone feste.

martedì 21 dicembre 2010

Il sito archeologico di Pietrabbondante sulla lista di Italia Nostra dei monumenti da salvare. Intervista ad Adriano La Regina e Stefania Capini.


Il sito archeologico di Pietrabbondante sulla lista di Italia Nostra dei monumenti da salvare 

Mancano risorse economiche e valorizzazione. Intervista ad Adriano La Regina e Stefania Capini. 

PIETRABBONDANTE. In tempi di liste e listini, di muri antichi che crollano e di tagli sferzanti alla cultura, Italia Nostra ha redatto un elenco che indica i monumenti italiani da salvare. È una lista rossa, che individua i siti artistici e culturali della penisola, che avrebbero bisogno di “qualche” intervento. “Italia Nostra” è l’Associazione Nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale della nazione. Indovinate chi compare nella sua lista delle emergenze? L’area archeologica di Pietrabbondante. Quella in località Calcatello, sede di uno dei più importanti santuari dell’antico Sannio. Il motivo sarebbe la «mancanza di personale addetto alle guide qualificate. Nessun servizio. Nessuna qualificazione.» Chi ha scritto quella lista non ha tutti i torti. Il sito di Pietrabbondante è una meraviglia che lascia il visitatore senza fiato, è un pezzo di storia in armonia con la natura. Ma, è vero, non ci sono guide (tranne che in alcune occasioni specifiche) e non c’è la necessaria valorizzazione. Quest’anno, secondo indiscrezioni, la Regione aveva già deliberato la concessione di 750.000 euro indispensabili per proseguire gli scavi, ma quei soldi poi non sono mai arrivati. Sabato scorso, l’archeologo La Regina, che da quattro anni si occupa delle attività di scavo, con l’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte, ha presentato i risultati delle nuove indagini archeologiche. Altri tesori preziosi che si sono aggiunti a quelli scoperti nel corso degli anni. Lo stesso ha sollevato il problema della conservazione dei beni trovati. Dopo i primi scavi dell’800 molte ricchezze del passato sono andate disperse. Alcune sono salvaguardate in vari musei del mondo. Ma sicuramente sono lontane da questa terra, nelle cui profondità erano nascoste. Nel paese, intanto, si sta costruendo un museo, che avrebbe il compito e il dovere di ospitare i nuovi reperti. Di renderli visibili. Il sindaco ha annunciato, che se non ci saranno imprevisti, dovrebbe essere completato entro l’estate prossima. «La conservazione» - ha spiegato La Regina - «comporta più investimenti della scoperta. Fino ad ora le opere sono state ricoperte con teloni e protezioni provvisorie, ma non si può fare per sempre. Se non ci saranno progetti con questi fini bisognerà ricoprire ciò che è stato trovato.» Per capire meglio la questione e sfatare miti e leggende che ruotano intorno all’area di Pietrabbondante, abbiamo intervistato Adriano La Regina e Stefania Capini, funzionaria della Soprintendenza. 

INTERVISTA LA REGINA 

Ci sono altre aree archeologiche nel territorio in cui si possono trovare insediamenti sannitici simili a quelli di Pietrabbondante? 

«Si, ce ne sono. Rappresentati sia da singoli insediamenti privati, sia da cinte fortificate, quasi su tutte le montagne, come le mura ciclopiche che bisogna scavare per bene.» 

È sicuro che non c’è la vecchia Bovianum Vetus? 

«Si tratta di una leggenda locale. È una prima interpretazione data nell’800, ma gli scavi recenti, dal 1959 immediatamente fecero capire che si trattava di un santuario.» 

E quale connessione c’era con le zone circostanti? 

«C’era un forte insediamento sparso. Le cinte fortificate sono sintomo di comunità insediate nei dintorni. Conosciamo per esempio l’area di Carovilli, a Vastogirardi c’è un altro santuario, Agnone, Bagnoli..» 

Quali sono i metodi di conservazione dei beni, oltre al rinterro, che credo sia l’ultima opzione? 

«Si restaura, come è stato fatto per il tempio maggiore. Si riconsolida, poi serve una manutenzione continua..» 

Servono molte risorse? 

«Si, ma sono investimenti, non spese, perché tengono in vita la capacità produttiva dal punto di vista turistico.» 

Cosa è mancato in questi anni rispetto alla valorizzazione? Italia Nostra ha inserito il sito in una lista rossa… 

«Si può sempre fare di più. Tra gli anni ’70 e l’inizio di questo secolo si è fatto poco o niente. Da il 2002 sono state fatte opere di restauro. Per il turismo c’è bisogno di risorse. In tutto il mondo c’è una partecipazione dei cittadini per il mantenimento delle proprie cose. Qui siamo abituati a campare.» 

Manca l’impegno anche da parte dei cittadini? 

«C’è l’interesse ma manca la partecipazione attiva alla conservazione. Devolvere mezzi, perché il mantenimento di queste cose poi giova a tutti.» 


INTERVISTA CAPINI 

Parlando di conservazione e valorizzazione..Di cosa c’è bisogno? 

«Il problema è ampio. Da una parte c’è la tutela, cioè gli interventi che impediscono alla struttura di danneggiarsi, e poi la valorizzazione, cioè la promozione dei beni verso il pubblico. Le due cose molte volte si identificano. Il problema è che in tutti i casi sono necessari finanziamenti spesso molto cospicui. Lo Stato ha finanziamenti limitati e soprattutto rivolti alla tutela. Ci sono meno fondi sia per il momento difficile, ma le normative hanno demandato anche ad altri soggetti pubblici e volendo ci sarebbero anche i privati. Questo per lo Stato è stato un incentivo per dare meno finanziamenti. Forse nelle nostre zone, l’iniziativa privata non è molto pronta.» 

Secondo lei è necessaria l’iniziativa privata? 

«è importante non tanto per il restauro, ma per inventare nuove forme di promozione. Guide, pacchetti turistici ecc.. Sarebbe necessario anche documentarsi nelle Regioni che in questo campo sono più avanti del Molise. Imparare a valutare, studiare ciò che sarebbe più opportuno. Il quadro ottimale sarebbe una collaborazione tra i vari enti pubblici e privati. Il grande malinteso dell’utilità economica e culturale sta nel ritenere che bisogna puntare sui servizi aggiuntivi. Ma è tutto l’indotto che è produttivo economicamente e nell’indotto è necessario che il privato si rimbocchi le maniche e trovi qual è l’aspetto che gli conviene meglio. Ci sono pregi, come l’ambiente, la stessa piccolezza del territorio che permette al visitatore di girare senza essere sperduto. Anche questo va valorizzato. Bisogna che un po’ tutti lavorino per questo scopo.» 

Cosa ne pensa della lista dei luoghi da salvare, in cui c’è anche Pietrabbondante? 

« Certo che è da salvare. Pietrabbondante in Molise è il luogo simbolo. Perché è uno degli scavi più antichi, più pregevoli, la struttura più grande del Sannio. Gli ultimi scavi la stanno mettendo in una posizione importante anche a livello europeo. Gli studi ci dicono tantissimo sulla cultura dei Sanniti..» 

Adelina Zarlenga su LaVoceDelMolise

La Speranza N.9

Con quest'ultima pubblicazione si chiude la messa online del giornalino parrocchiale La Speranza che ci ha accompagnato per tutto l'anno con curiosità, notizie e storie da Pietrabbondante. Speriamo che la sua lettura sia stata interessante. 
La Speranza N.9

lunedì 20 dicembre 2010

Il Molise premiato a Paestum

Una notizia un po' vecchia che ci era sfuggita ma che inseriamo molto volentieri a riprova di come investire sul turismo culturale e, in questo caso, archeologico sia un'operazione di spessore che porta i suoi frutti. Tutti i tagli alla cultura, pertanto, vanno condannati senza appello.


Il Molise premiato a Paestum. Dal Presidente della regione Campania Stefano Caldoro una targa riconoscimento alla Regione Molise nell'ambito della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum.

Il Molise premiato a Paestum. E' stato direttamente il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, che a sorpresa ha consegnato una targa di riconoscimento alla Regione Molise. Un premio assegnato dall'organizzazione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum attribuito quale riconoscimento al Molise per il miglior allestimento dello stand.
E' stato il direttore della BMTA, Ugo Picarelli, a consegnare nelle mani dell'on. Caldoro l'ambita targa affidata al presidente dell'Associazione Turistica Molisana Giulio Sansone.
Stefano Caldoro si è trattenuto cordialmente nello stand del Molise- “Qui sono a casa” - ha detto complimentandosi per il riconoscimento ottenuto.
Un premio giunto a sorpresa tra gli applausi e le congratulazioni che non ha fatto altro che confermare l'apprezzamento unanime per l'originale area espositiva. La più fotografata della fiera.

Boom di presenze oggi per la giornata conclusiva della 13esima Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum (Salerno). Un vero e proprio bagno di folla nell'apprezzato stand del Molise dove si sono avvicendati visitatori italiani ed operatori stranieri, attratti da una regione nuova e tutta da esplorare.
Positivo il commento del presidente dell'Associazione Turistica Molisana che insieme all’assessorato al Turismo della Regione Molise, la Provincia di Isernia e la Soprintendenza Regionale per i Beni Archeologici ha rappresentato il nostro territorio: “Un'esperienza da ripetere. Interessanti i contatti con i diversi buyers, curiosi di scoprire una terra inedita da proporre per una vacanza alternativa, a contatto con la natura, da vivere in maniera soft. 

Se tra la maggior parte degli avventori al nostro stand il Molise è tutto ancora da conoscere, non è così per i tanti visitatori campani. Il Molise lo conoscono in quanto regione confinante, il 90% di loro ha visitato Sepino, ma hanno mostrato interesse per i numerosi altri siti possibile meta di viaggio- ha spiegato Giulio Sansone- La ciclica presenza alla fiera ha favorito inoltre il confronto con gli altri espositori che si sono complimentati, insieme a tanti rappresentanti istituzionali di diverse regioni italiane, per l'innovativo allestimento dell'area espositiva molisana e la professionalità dello staff che ha saputo accogliere, informare in modo accattivante ed invogliare i potenziali turisti. Strategica la posizione dello stand, in un'area di passaggio di fronte alla Provincia di Salerno che ha favorito un flusso costante di gente”.
Il Molise è stato protagonista della Borsa anche con il convegno: “Paesaggio molisano da tutelare” che ha puntato i fari su alcuni dei siti archeologici più rappresentativi della regione sfregiati da parchi eolici da realizzare o già presenti. L'architetto Stefano D'Amico, Soprintendente architettonico del Molise, ha illustrato la stretta connessione in regione tra archeologia e paesaggio, relazione forte e simbiosi inscindibile che racconta la storia di una terra e di un popolo.

Le torri eoliche, sparse in molti siti sottoposti a tutela paesaggistica, minacciano da vicino anche parchi come Altilia e Pietrabbondante, siti che attraggono 10mila presenze l'anno. “Antichi resti di importanti civiltà del passato situati in aree incontaminate rappresentano un valore aggiunto poiché il paesaggio ambientale è lo stesso da millenni, identico all'epoca in cui sono vissuti i monumenti” ha affermato l'archeologa Stefania Capini.
Alla presenza del presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, che oggi ha passeggiato tra gli stand della fiera, è calato il sipario sul più importante evento internazionale a tema tenutosi in provincia di Salerno, territorio in cui si trovano due siti archeologici fra i più rilevanti al mondo tutelati dall'Unesco. L'evento ha suscitato l'attenzione del mondo scientifico nazionale ed estero collocandosi al centro dell'interesse della stampa internazionale specializzata. 

21 novembre 2010 (Molisenotizie)

Un lembo di cielo

L'associazione Forche Caudine ha mandato una mail a tutti i lettori con gli auguri per il Natale, aggiungendo una poesia molto bella che ho ritenuto giusto pubblicare.
Quest'anno hanno scelto Giovanni Cerri, maestro elementare di Casacalenda (Campobasso), nato nel 1900 e sicuramente tra i migliori poeti dialettali molisani.

NU ZINNE DE CIELEUN LEMBO DI CIELO
Jett'u iuvve de tutt'i penziere che fanne nere 'a vocca du core e va' p'a vie di Chiuppetielle. Allochet' abballe ce sta 'na funtanelle e dent'u beverature tutt'i notte 'na stelle recchiare l'acque ndrevedate di cielle. Làvet'i mane e dent'a iemmelle vìvete nu zinne de ciele, se te vuò sentì stelle de notte miezz'i stelle du ciele.Getta il giogo di tutti i pensieri che fanno nera la bocca del cuore e va' per la via dei Pioppelli. Laggiù nella valle c'è una fontanella e nell'abbeveratoio tutte le notti una stella rischiara l'acqua intorbidita dagli uccelli. Lavati le mani e nella giumella bevi un lembo di cielo, se ti vuoi sentire stella di notte in mezzo alle stelle del cielo.


giovedì 16 dicembre 2010

mercoledì 15 dicembre 2010

Satisfiction

Satisfiction ha presentato in anteprima al Palazzo dei Congressi di Roma il numero 10 della rivista, dedicato interamente alle Donne scrittrici , e la nuova casa editrice “Soddisfatti o rimborsati”.
Gian Paolo Serino e Stefano Ciavatta ne parlano con:
Gianfranco Calligarich, Mila Cataldo, Isabella Ferretti,Enrico Gregori, Antonella Lattanzi, Leonardo Luccone, Vania Mancini, Giovanna Libera Nuvoletti, Romana Petri, Tommaso PIncio, Rosella Postorino, Andrea Rossetti, FilippoTuena e molti altri.
Un reading party in collaborazione con Viticoltori Ponte.
All’ interno dell’ evento, del 7 Dicembre, è stato presentato il libro “Zingare Spericolate” della scrittrice molisana Vania Mancini all'interno del progetto Satisfiction di Vasco Rossi.
info:http://www.facebook.com/cheja.celen




lunedì 13 dicembre 2010

Il sannita in tv

Da un servizio uscito sul tg5 nei giorni scorsi il modellino della statua del sannita di Pietrabbondante fa la sua comparsa vicino al presidente Fini, durante il suo incontro con i ragazzi del liceo scientifico Majorana di Isernia. Una bella vetrina per il nostro monumento più famoso.




'Ndoccia di Pietrabbondante

Giovedì 24 Dicembre 2010 si svolge a Pietrabbondante la 'Ndoccia, tradizionale accensione di fuochi di legna e ginestre davanti ad ogni abitazione al calar della sera.


Isernia, Il fuoco dei dadofori agnonesi.

Se il Natale è un momento centrale del Cristianesimo e, nel Molise, esso è ancora oggi celebrato con spettacolari riti ignei, si può affermare che la nostra etnia è tra le più “pagane” d’Italia. I Molisani sono gli ultimi, autentici adoratori del Fuoco. Mithra, figlio del Sole e Sole egli stesso, stringeva sempre in mano una torcia. La sua torcia era luce, la sua torcia era calore. Solo la torcia di Mithra rendeva gli uomini li­beri e felici; illuminava le loro menti, scaldava i loro cuori, indicava loro la strada da percorrere. È questa la sintesi di un antichissimo racconto mitico legato al mitraismo. Mithra è stata la divinità protagonista di antiche feste solstiziali ed equinoziali; anche di quella che oggi chiamiamo Na­tale. Infatti, “la festa principale di questo Dio era quella della sua nascita, che cadeva otto giorni prima delle calende di gennaio”. Nel pantheon iraniano, era il Dio che controllava l’ordine cosmico, il cui culto andava considerato sempre in un contesto astrologico. Come detto, a Mithra si dedicavano importanti ricorrenze cicliche: tra cui quella del sol­stizio d’inverno (solis statio, la sosta del sole). A dicembre, dopo che il sole era giunto alla sua minima altezza nell’emisfero nord, si celebrava il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del sole invitto) che coincideva con il momento in cui l’astro fulgente, dopo il massimo declino, aveva da poco ripreso la sua ascesa celeste. Tale momento “critico” è quello in cui si comincia a per­cepire concretamente l’eliorinascenza stagionale. Dalla Persia, dopo secoli, il mitraismo giunse nell’antica Roma, dove fu anche religio militis. In epoca imperiale, ebbe grande diffusione, poi cominciò a soffrire la concorrenza del Cristianesimo. Finché, col tempo, l’antico culto pagano fu del tutto soppiantato dalla nuova reli­gione. Il sacro giorno della rinascita del Dio Sole aveva valore magico e propiziato­rio, poiché la Stella Invitta rappresentava sia la luce da contrap­porre alle tenebre delle lunghe notti invernali sia il calore che doveva scal­dare le fredde giornate cheimerine. Il Cristianesimo riuscì a trasferire a sé tali pratiche religiose, modificando la “nascita del sole” con la “nascita di Cristo”, e la “luce solare” con la “luce divina del Figlio di Dio”. Il sincretismo si compì lentamente, finché la notte tra il 24 e il 25 dicembre, cioè la nox postsolstiziale che coinci­deva con l’occasione in cui ormai da secoli si festeggiava una lumi­nosa genesi astrale, divenne anche la notte della nascita del nostro Dio. Difatti, la data della (presunta) natività di Cristo è sconosciuta, soprattutto perché, in realtà, l’evento non si è mai verificato. Neppure i Vangeli la segnalano con precisione, anzi l’evangelista Luca allude a circostanze che fanno pensare ad un periodo diverso da quello invernale. Solo nel IV secolo si con­solida la tradizione di festeggiare il Natale di Gesù il 25 dicembre. Tale giorno è una data convenzionale, scelta, come detto, in ragione di passaggi ciclici stagionali e frutto d’un processo sincretico. Mithra era identificato con la vis solare, con la lux invincibile. L’elemento simbolico che fu scelto per identificare una tale divinità era l’unico che potesse raffigurare realisticamente il sole: il fuoco [6] quale elemento che possiede, insieme, le due qualità solari: luce e calore. Ecco, quindi, che uno degli attributi materiali di Mithra divenne – come narra il mito – la torcia; e sovente, una fiaccola era sufficiente da sola a rappresentare il Dio; benché lo si trovi quasi sempre raffigurato nell’atto di uccidere un toro (taurobolo). Egli “aveva sul capo il berretto frigio, stringeva in una mano il coltello sacrificale e nell’altra una torcia”. Il fuoco e le torce, dunque, erano l’essenza fondamentale delle celebrazioni della festa del Sol Invictus. Non a caso, la venuta di Mithra sulla terra, è stata anticamente simboleggiata con l’immagine di due fiaccole (scaturenti dalla Stella Invitta) rivolte verso il suolo. Secondo la mitologia classica, Mithra aveva due ‘scudieri’, due numi daidophori (portatori di fiaccole), di nome Cautes e Cautopates. Nelle cerimonie dedicate al Dio Sole immancabilmente venivano accese torce (monofiaccole e polifiaccole), condotte poi in processione da sacerdoti-dadofori. Non possono sfuggire le analogie tra i cortei processionali mitraici e la ’Ndocciata agnonese. In modo significante, le torce – che nel linguaggio lo­cale sono dette ’ndocce (da torcia, appunto, vocabolo corrotto in ’ntorcia, ’ndor­cia, e infine ’ndoccia) – sono l’elemento caratteristico dei culti natalizi molisani. Nella nostra regione sopravvive, in forma quasi pura e incontaminata, l’aspetto mitraico dei riti solstiziali. Nel Molise, tali feste conservano – con le opportune letture in chiave “contemporanea” – quanto di più arcaico e pri­mordiale ci sia nei cerimoniali ignei dell’odierno Natale. Ad Agnone, Oratino (qui il falò e denominato faglia, probabilmente dal latino facula = piccola fiac­cola, torcia) e negli altri centri che conservano rituali analoghi (Acquaviva Collecroce, Bagnoli del Trigno, Belmonte del Sannio, Castelverrino, Filignano, Montefalcone nel Sannio, Pescopennataro, Pietrabbondante, Roccavivara, Poggio Sannita, Pietracupa, Sant’Angelo del Pesco), ci si abbandona, ancora oggi dopo millenni, alla adorazione del fuoco. Gesù Bambino c’entra poco o nulla. È figura sovrapposta. Nello svolgimento dei riti popolari del Natale molisano non s’è mai concre­tizzato compiutamente il sincretismo che tende a cancellare il pagano Dio Sole surrogandolo col Nuovo Sole cristiano. (fonte)



Rapporto preliminare sugli scavi a Pietrabbondante nel 2010

Con questo post vogliamo fare il punto circa tutte le segnalazioni, video e materiali riguardanti la recente conferenza stampa del prof. Adriano La Regina sulla campagna scavi 2010 nell'area archeologica di Pietrabbondante. Iniziamo pubblicando il rapporto preliminare
Rapporto Preliminare 2010_INASA-scavi Pietrabbondante

Il servizio sulla conferenza da L'eco del Sangro (nuovi ritrovamenti archeologici a Pietrabbondante)

Il servizio di Telemolise (Ercole: il mito a Pietrabbondante)

mercoledì 24 novembre 2010

Modellini

Qualche correzione con photoshop e Pietrabbondante diventa un modellino.



Scavi archeologici 2010 - Gli ultimi tesori sanniti svelati dal prof. La Regina


Per valorizzare il patrimonio archeologico del territorio, Pietrabbondante si prepara ad una serie di attività. Sono in fase di completamento i lavori per il Museo in cui, con la collaborazione della Direzione Regionale dei Beni Culturali, saranno esposti, in un prossimo futuro, una parte dei reperti provenienti dagli scavi e materiale documentario sul Santuario Sannitico. Si prevede inoltre, nell’ambito di un progetto specifico del Servizio Civile, di rendere presto fruibile al pubblico l’area dei nuovi scavi della domus publica e di allestire un nuovo punto turistico di prima accoglienza nell’area archeologica.

Sabato 4 dicembre alle 11, il prof. Adriano La Regina terrà la conferenza stampa “Pietrabbondante. Scavi archeologici 2010” presso la sala del palazzo Carosella in Pietrabbondante, durante la quale verranno presentate le novità emerse durante la ‘campagna di scavo 2010’ nell’area archeologica in località Calcatello:

“Le indagini archeologiche eseguite quest’anno nel santuario sannitico dall’Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte di Pietrabbondante, d’intesa con il Comune e con la Soprintendenza ai Beni Archeologici del Molise, sono proseguite nell’ambito della domus publica adiacente al complesso del tempio-teatro, ed hanno consentito di definire l’assetto dell’area destinata agli alloggi degli schiavi. Un altro settore esplorato è quello delle tabernae, tra il teatro ed il tempio minore, ove sono stati rinvenuti un sacello e, addossato ad esso, un fulgur conditum, ossia la sepoltura rituale di una folgore con gli oggetti da essa colpiti. Con un terzo sondaggio si sono individuati i resti di un nuovo edificio sacro con numerosi oggetti votivi, tra i quali una statuetta bronzea di Ercole e frammenti di armi.”


martedì 23 novembre 2010

Boom di presenze oggi per la giornata conclusiva della 13esima Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum. Il Molise premiato per il miglior allestimento dello stand

Boom di presenze oggi per la giornata conclusiva della 13esima Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum (Salerno). Un vero e proprio bagno di folla nell'apprezzato stand del Molise dove si sono avvicendati visitatori italiani ed operatori stranieri, attratti da una regione nuova e tutta da esplorare.

Positivo il commento del presidente dell'Associazione Turistica Molisana che insieme all'assessorato al Turismo della Regione Molise, la Provincia di Isernia e la Soprintendenza Regionale per i Beni Archeologici ha rappresentato il nostro territorio: "Un'esperienza da ripetere. Interessanti i contatti con i diversi buyers, curiosi di scoprire una terra inedita da proporre per una vacanza alternativa, a contatto con la natura, da vivere in maniera soft. Se tra la maggior parte degli avventori al nostro stand il Molise è tutto ancora da conoscere, non è così per i tanti visitatori campani. Il Molise lo conoscono in quanto regione confinante, il 90% di loro ha visitato Sepino, ma hanno mostrato interesse per i numerosi altri siti possibile meta di viaggio- ha spiegato Giulio Sansone- La ciclica presenza alla fiera ha favorito inoltre il confronto con gli altri espositori che si sono complimentati, insieme a tanti rappresentanti istituzionali di diverse regioni italiane, per l'innovativo allestimento dell'area espositiva molisana e la professionalità dello staff che ha saputo accogliere, informare in modo accattivante ed invogliare i potenziali turisti. Strategica la posizione dello stand, in un'area di passaggio di fronte alla Provincia di Salerno che ha favorito un flusso costante di gente".

Il Molise è stato protagonista della Borsa anche con il convegno: "Paesaggio molisano da tutelare" che ha puntato i fari su alcuni dei siti archeologici più rappresentativi della regione sfregiati da parchi eolici da realizzare o già presenti. L'architetto Stefano D'Amico, Soprintendente architettonico del Molise, ha illustrato la stretta connessione in regione tra archeologia e paesaggio, relazione forte e simbiosi inscindibile che racconta la storia di una terra e di un popolo. Le torri eoliche, sparse in molti siti sottoposti a tutela paesaggistica, minacciano da vicino anche parchi come Altilia e Pietrabbondante, siti che attraggono 10mila presenze l'anno. "Antichi resti di importanti civiltà del passato situati in aree incontaminate rappresentano un valore aggiunto poiché il paesaggio ambientale è lo stesso da millenni, identico all'epoca in cui sono vissuti i monumenti" ha affermato l'archeologa Stefania Capini.

Alla presenza del presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, che oggi ha passeggiato tra gli stand della fiera, è calato il sipario sul più importante evento internazionale a tema tenutosi in provincia di Salerno, territorio in cui si trovano due siti archeologici fra i più rilevanti al mondo tutelati dall'Unesco. L'evento ha suscitato l'attenzione del mondo scientifico nazionale ed estero collocandosi al centro dell'interesse della stampa internazionale specializzata. 

Il Molise premiato a Paestum. E' stato direttamente il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, che a sorpresa ha consegnato una targa di riconoscimento alla Regione Molise. Un premio assegnato dall'organizzazione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum attribuito quale riconoscimento al Molise per il miglior allestimento dello stand.

E' stato il direttore della BMTA, Ugo Picarelli, a consegnare nelle mani dell'on. Caldoro l'ambita targa affidata al presidente dell'Associazione Turistica Molisana Giulio Sansone.

Stefano Caldoro si è trattenuto cordialmente nello stand del Molise- "Qui sono a casa" - ha detto complimentandosi per il riconoscimento ottenuto.
Un premio giunto a sorpresa tra gli applausi e le congratulazioni che non ha fatto altro che confermare l'apprezzamento unanime per l'originale area espositiva. La più fotografata della fiera. (Fonte: Primapaginamolise).

lunedì 22 novembre 2010

venerdì 19 novembre 2010

Un po' di ottimismo

Le Soprintendenze degli orticelli

Riportiamo l'intervista uscita oggi su Il Tempo Franco Valente che spara a zero sulla soprintendenza, le condizioni del verlascio di Venafro e dell'area di Pietrabbondante

Pasquale Lombardi «È assurdo che in una regione piccola come la nostra vi siano una Direzione Generale e tre Soprintendenze». Lo immaginavamo armato di spada e così è stato. L'Architetto Franco Valente, noto studioso di archeologia, conclude l'inchiesta de Il Tempo sulla situazione del patrimonio archeologico del Molise. «Ma ciò che è peggio – aggiunge – gli archeologi, gli architetti e gli storici dell'arte ministeriali che operano nel Molise non appartengono ad alcuna corrente di pensiero». Perché ritiene che debbano appartenere ad una corrente di pensiero? Perché l'archeologia, il restauro e l'interpretazione dell'arte non sono fatti meccanici relegabili all'interno di perizie di intervento. Il restauro si fa in un certo modo se si appartiene ad una certa corrente di pensiero, si fa in un altro modo se si appartiene ad un'altra corrente. Nel Molise, invece, si va avanti per “perizie di restauro”, affidate ai titolari degli “orticelli gestionali”, la cui ambizione massima è la contabilità finale con le carte a posto. Le carte, non i restauri. Lo stesso si dica per l'archeologia. Nel Molise si scava a macchia di leopardo senza sapere che fine debbano fare quegli scavi. E' ora che si stabilisca che nel Molise si vieti qualsiasi nuovo scavo e si pensi a studiare, conservare, restaurare e valorizzare l'enorme patrimonio che è buttato nei sottoscala e nei depositi delle Soprintendenze. Cosa comporta secondo Lei questa ripartizione di funzioni? Quando negli anni Settanta nacque la Soprintendenza del Molise esprimemmo un giudizio positivo perché finalmente dal Molise partiva una sorta di unificazione sotto un solo tetto delle tante anime del Ministero. Erano note, già da allora, le gelosie, i conflitti, le incomprensioni tra archeologi, architetti e storici dell'arte. Il Molise avrebbe potuto rappresentare l'inizio di una riforma nazionale. Invece? Invece, funzionari convinti di essere manager, con la puzza al naso e totalmente estranei alle problematiche culturali del Molise, con l'aggravante di avere a disposizione montagne di denaro, hanno gestito i Beni Culturali alimentando nell'opinione pubblica il concetto di Cultura estranea alla Società Civile. Vuole dire che il denaro poteva essere gestito meglio? Certo, ma all'interno delle Soprintendenze si sono creati gli “orticelli gestionali”. Col risultato che lo sfascio delle aree archeologiche e l'insipienza dei restauri architettonici è davanti agli occhi di tutti. Ci faccia qualche esempio. Il Verlascio di Venafro dove all'alternarsi dei Soprintendenti corrisponde una linearità di comportamento irriguardoso verso la città di Venafro e verso la storia. L'area di Pietrabbondante, dove si continuano a spendere milioni di euro per restauri da corte marziale! Il tempio antico ridotto a una trave di cemento. Le strade di accesso lastricate in cubetti di legno! San Vincenzo al Volturno, dove è stato portato alla distruzione ormai irreversibile una delle testimonianze più importanti della storia europea dell'epoca longobarda-carolingia. A sentirla, il futuro è senza speranza? Credo che un segnale positivo possa ritrovarsi nella presenza attuale di tre Soprintendenti (Russo per l'Archeologia, D'Amico per l'Architettura e Ferrara per l'Arte) che in questo breve lasso di tempo hanno invertito la tendenza all'isolamento aprendosi alle associazioni culturali molisane.

giovedì 18 novembre 2010

Cheja celen, il nuovo ballo. Vania Mancini e Zingare Spericolate - Parte II


Festa dell'albero a Carovilli


Il Circolo Piccoli Borghi ha organizzato per sabato 20 novembre a Carovilli la Festa dell'albero. La manifestazione si svolgerà in Via dei Frattari zona Campo Sportivo dalle ore 10.30 alle ore 12.00 circa e sono state coinvolte le scuole dell'Istituto Comprensivo Statale "Molise Altissimo (Carovilli,Chiauci, Pescolanciano,Roccasicura, San Pietro Avellana,Pietrabbondante.Capracotta), mentre il Corpo Forestale dello Stato ha fornito le piantine che saranno piantumate sperando in una bella giornata senza pioggia.


mercoledì 17 novembre 2010

I musei senza difesa

Il sovrintendente «Con i fondi disponibili ci occupiamo della fruizione dei beni»

Daniela Lombardi Risorse economiche minime, che però si tenta di spendere nel migliore dei modi, fondi per la manutenzione stanziati ma non ancora giunti nelle casse della Sovrintendenza ai beni culturali, carenza di personale dovuta ai pensionamenti ai quali non seguono nuove assunzioni. Le criticità che rendono difficili interventi immediati e di sicura efficacia per la valorizzazione dei siti archeologici regionali non mancano, come ammesso dal Sovrintendente per il Molise Alfonsina Russo. Ma ciò che viene sottolineato, dopo la segnalazione di alcuni aspetti da tenere sotto controllo per evitare grossi «sfasci» effettuata dall'archeologo Gianfranco De Benedittis, sono anche i dati positivi. «Quelle poche risorse che ci arrivano cerchiamo di spenderle per aumentare la fruibilità dei beni da parte del pubblico. Con progetti specifici siamo riusciti a riallestire il museo di Venafro, ad aprire al pubblico il teatro di Venafro dopo averne anche restaurati gli affreschi, come pure ad ottimizzare il museo di Campobasso con 100mila euro derivanti dai fondi del Lotto. Inoltre siamo arrivati a stipulare una convenzione con il Comune di Larino per dare un migliore servizio di custodia al parco di Villa Zappone e, sempre attraverso convenzioni con i rispettivi Comuni, abbiamo ampliato gli orari di apertura dei siti di Pietrabbondante e Sepino». È proprio questa dell'accordo con i Comuni sul cui territorio si trovano le opere o in altri casi con le associazioni, la chiave per assicurare la custodia e la valorizzazione dei siti archeologici secondo Alfonsina Russo. Anche perché, viene detto, la situazione economica e del personale della Sovrintendenza non è rosea. «Per la manutenzione, i fondi sono pochi e spesso arrivano in cassa in ritardo. Per questo abbiamo avuto difficoltà nel ripulire dalle erbacce il tempio di San Giovanni in Galdo (la segnalazione era sempre di De Benedittis ndr), ma ogni sforzo è stato fatto. Si tratta però di interventi che vanno effettuati periodicamente, non una tantum», spiega ancora il Sovrintendente. Discorso ulteriore è quello relativo alle risorse umane, che hanno a che fare con una notevole mole di lavoro alla quale non corrisponde un reclutamento soddisfacente nel numero. «Il Ministero prevede la presenza di quattro funzionari per territorio che devono controllare tutti i lavori pubblici, come la costruzione di strade o metanodotti. Ci hanno poi inoltrato oltre 200 progetti riguardanti l'installazione di parchi eolici o fotovoltaici ai quali per legge dobbiamo rispondere entro tempi determinati. Infine, ai pensionamenti non corrispondono nuovi concorsi. Un'intera generazione di archeologi ed altre figure professionali andrà in pensione entro quattro anni e non è previsto ricambio generazionale», viene approfondito. Insomma, solo la sinergia con gli enti territoriali appare come strada per assicurare ai siti, soprattutto quelli nei quali non esiste un presidio permanente della sovrintendenza (presente solo nei siti principali quali Pietrabbondante, Sepino-Altilia, Venafro, Larino e Isernia) quel minimo di attenzione che assicuri di mantenere nel tempo l'arrivo di visitatori e, di conseguenza, la giusta attenzione e tutela. (Fonte: Il Tempo)

Prospettive di archeologia italica nel Molise

Prospettive di archeologia italica nel Molise

lunedì 15 novembre 2010

Lo spazio da Pietrabbondante

Il bel blog di un ragazzo che compie le sue osservazioni astronomiche da Pietrabbondante, mettendo poi molte affascinanti foto del cielo osservato in rete. www.forestadifangorn.blogspot.com



Il teatro di Pietrabbondante e il teatro di Histonium

Dal sito Vastesi.com un articolo di Adriano Bologna con un confronto tra il teatro di Pietrabbondante e quello Osco dell'antica Histonium:


Il Teatro Sannita di Pietrabbondante è la perfetta copia del Teatro OSCO che si trova al di sotto di Piazza Rossetti ad Histonium. Il teatro si compone di due elementi (cappelle ) pavimentate con finissimo mosaico bianco e dedicate a divinità diverse. Il tetto era costruito con cura: capriate, traverse, tavole, lamine di piombo, tegole (provenienti da Venafro e ciascuna del peso di 52 chili ).

Celle e colonne avevano fondazioni proprie, per cui il possente muro perimetrale del podio fungeva da semplice rivestimento decorativo. Le tre are ( due sole ritrovate e prive delle cornici di coronamento ) allineate tra teatro e tempio erano dedicate ad altrettante divinità, una delle quali doveva essere Vittoria, nome inciso su una lastrina di bronzo venuta alla luce durante gli scavi. Le are erano sormontate da elaborate cornici decorate con motivi floreali e teste di ariete. I conci scuri sono in genere quelli originali, come i gradini scuri della scala incassata. Sul lato sinistro una scritta in lingua osca ricorda Stazio Claro, personaggio importante che fece costruire a sue spese metà del podio. Sul lato posteriore del tempio, nel muro di contenimento del terreno ( lato nord ), un simbolo fallico è scolpito su un blocco con funzione magica di protezione dalle sventure. Ai lati del podio, i due porticati con resti di edifici adibiti a botteghe e servizi vari completano l’armonico
complesso.ti: la càvea e l’edificio scenico, legati tra loro da due archi di pietra posti alle estremità dell’iposcenio.

La càvea contiene 2500 spettatori. L’acustica è perfetta. Arrivando dalla strada principale, ci si imbatteva nell’alta facciata dell’edificio scenico lungo m. 37,30 e alto circa 7, con ai due lati gli ingressi a cielo aperto e alle estremità i magazzini.
Coloro che entravano, superato il cancello, passavano sotto l’arco dell’iposcenio e prendevano posto sui sedili di pietra. Una volta seduti avevano avevano di fronte il palcoscenico dominato dal prospetto dell’edificio scenico con tre porte che immettevano ai camerini degli attori. Le attuali emergenze a terra rappresentano la parte sottostante adibita probabilmente a magazzini. Infatti, sul muro frontale del palcoscenico, alto m 1,89, tutto di grandi blocchi squadrati e messi in opera a secco, si aprivano ben 5 porte fiancheggiate da semicolonne scalanate ioniche con cornici, come nel proscenico ellenistico di Epidauro.

Il piano di calpestìo del palcoscenico era di tavole, largo m3,50, con fori sul lato posteriore per consentire la posa di aste di legno che al di sotto andavano a fissarsi in blocchi squadrati semincassati ( tuttora visibili ) e in alto si alzavano per reggere scenari mobili dipinti ( come nel proscenio di Priene, in Asia minore ). Ogni sedile di pietra proviene da un solo blocco ed è un pezzo unico spalliera-piede, con il dorsale elegantemente sagomato e rigettato all’indietro; alle due estremità di ogni fila figurano braccioli a zampa di grifo in segno di riguardo alle autorità cui erano riservate le tre file: magistrati, sacerdoti, eccetera. Ai due lati dell’orchestra, i muri di sostegno del terrapieno ( analèmmata ) terminano con atlanti scolpiti nella pietra ( come nell’Odeon di Pompei, dove però il materiale è costituito da tufo tenero). Tutto il terrapieno è sorretto da un grande muro semicircolare a secco, detto poligonale per via dei blocchi lavorati senza taglio regolare dei contorni. Gli ingressi: due sul fronte; uno laterale, verso nord, per l’acceso della gente comune alla parte alta della càvea adattata con sedili smontabili, probabilmente in legno; l’altro sulla curva posteriore con piccola porta di collegamento col tempio.

Il teatro insiste sul sito ove nel III secolo a.C. si trovava un tempio ionico porticato, distrutto da Annibale nel 217 a. C. Il tempio, di m 22 x 35, sorge alle spalle del tetro. Ciò che si vede oggi è solo il basamento ( podio ), sul quale si alzavano, nella parte anteriore, otto colonne sormontate da capitelli corinzi con epistilio ligneo rivestito di terrecotte decorate e, nella parte posteriore, tre celle.

C1 Isernia - Pietrabbondante

Dal bel sito dell'Isernia calcio a 5 un articolo sull'ultima giornata di campionato. Purtroppo c'è stata una sconfitta del Pietrabbondante ma da questo link è possibile vedere tutte le foto e le pagelle della partita.



Ancora a proposito di pale eoliche

In questi ultimi giorni si sono andati sommando articoli e segnalazioni che cerchiamo di sintetizzare in questo post inserendo i link e l'articolo apparso sul Messaggero.


ROMA - "I pescecani del nuovo business in Molise: la camorra e una torta da 4 miliardi" è l'occhiello dell'approfondita inchiesta sull'eolico, condotta dall'inviato Nino Cirillo e pubblicata sul quotidiano "Il Messaggero" di venerdì 12 novembre dalla prima pagina.
"La trincea è qui, a Porta Tammaro, lungo la statale per Benevento, una fettuccia dritta dritta, con il Matese che guarda bonario da una parte e le alture che portano a Campobasso dall'altra - scrive Cirillo nell'attacco del pezzo. "Se gli affari delle pale passano anche qui, allora è finita, allora sarà il caso, per l'intero Molise, di rassegnarsi: alle royalties che servono per fare campagna elettorale, agli impianti venduti a milioni di euro prima ancora di entrare in funzione, alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Tante torri devono ancora venir su, tanti progetti aspettano di essere approvati". 
Cirillo fotografa impeccabilmente una realtà. Scrive di una situazione che sta avvelenando la vita dei molisani ancora prima che le pale spuntino. Di una realtà che rischia di rivoluzionare gli stili di vita, suscitando gli appetiti più biechi.
Il discorso si concentra su Altilia, uno dei simboli - purtroppo poco conosciuti - del Molise archeologico. Non a caso definita "La Pompei del Sannio". Cirillo è netto.
"La trincea è qui perché qui ci sono le rovine di Altilia, una magnificenza di resti sannitici e romani, e anche di caseggiati settecenteschi da togliere il respiro, che se solo si sapesse in giro per il mondo ci sarebbero già i giapponesi e gli americani a fare la fila. Perché qui, nel Terzo secolo Avanti Cristo, il console Lucio Papirio Cursore vinse una battaglia campale contro le popolazioni locale, una battaglia con 7.400 morti, e conquistò definitivamente queste terre per Roma. La trincea è qui, perché da queste colonne preziose, da questo teatro unico al mondo - unico perché prevede anche un'uscita speciale all'esterno per il pubblico - dovrebbe essere goduta presto la vista di sedici pale eoliche, a una distanza di nove-dieci chilometri, sulle colline di San Giuliano del Sannio e Cercepiccola, comuni sperduti eppure bellissimi anche loro, puliti, ricchi di storia, ricchi ancora di vita".
L'articolo pubblicato sul quotidiano "Il Messaggero", oggetto di telefonate tra i tanti romani d'origine molisana che animano la Capitale, fa giustizia alla terra d'origine poco citata dagli orgtani d'informazione.
"Sepino è la bandiera di questa battaglia - si legge sul quotidiano romano - nonostante non sia proprio quella messa peggio. Ma i casus belli, si sa, nascono per caso, sono spesso fatti di simboli, di suggestioni, di coincidenze".
Il giornale riporta la battaglia strenue e costante della Rete di associazioni, che include - sin dalla prima ora - anche "Forche Caudine", il circolo dei molisani a Roma, che ha ricevuto centinaia di mail di appoggio da tanti corregionali non solo a Roma ma in tutto il mondo.
"E allora anche il solo fatto che le pale siano visibili lassù, anche a una distanza non proprio incombente, viene considerato uno scempio. Non da una, ma da novantanove associazioni ambientaliste raggruppate in una Rete e decise a vendere cara la pelle, anzi la vista dalle rovine di Sepino". Il presidio costante di Porta Tammaro, presso Sepino, è l'emblema di una battaglia che rappresenta anche un segnale di speranza per il risveglio civile di un popolo molisano senza confini geografici.
"Sepino non è quella messa peggio - continua Cirillo - perché è tutto il Molise, e in maniera molto più traumatica e molto più visibile, che sta facendo i conti con questa nuova follia. Innanzitutto Pietrabbondante, in provincia di Isernia, dove a un paio di chilometri dal teatro sannitico meglio conservato al mondo, dovrebbero spuntare una decina di pale. Sì, proprio dove si riunivano i Marsi, i Peligni, gli Irpini e i Sanniti stessi, una volta l'anno, per eleggere il capo di quella federazione ante litteram delle popolazioni del nostro Sud. E dopo Pietrabbondante, Frosolone -sempre in provincia di Isernia- e poi via via verso il mare, dove le pale ci sono già, dove hanno bussato e gli è stato subito aperto, a Lucito, a San Martino in Pensilis, a Ururi. Pale, pale, e ancora pale, che di notte fanno certe lucine rosse da mettere veramente paura".
Il quotidiano entra poi nel dettaglio: "Per avere un'idea di quello che sta accadendo bisogna considerare che il Molise - terra bellissima e incontaminata prima di questo veleno iniettato lentamente e senza scrupoli - ha 4.400 chilometri quadrati di territorio e 136 comuni. Ebbene, 90 di questi comuni sono toccati da progetti di pale eoliche realizzate o da realizzare, e gli altri 40 c'è da temere che presto lo saranno. E' un assalto. Secondo il consigliere regionale del pd Michele Petraroia, un po' la guida spirituale della Rete ambientalista nata attorno a Sepino, «sono già 436 le torri installate e addirittura potrebbe essere anche fra le 2.500 e le 5.000 quelle richieste». I dati che offre l'assessore regionale all'Ambiente Salvatore Muccilli si discostano, ma non di moltissimo: a tre mesi fa, 373 torri eoliche installate, 155 che hanno già ricevuto il placet del suo assessorato, quindi a buon punto nell'iter, e 1.340 domande da esaminare («Ma, a occhio, moltissime le bocceremo»). Mettono paura anche altri calcoli. Secondo Petraroia, già oggi «con la sola energia eolica delle torri installate il Molise produce il 72 per cento dell'energia di cui ha bisogno». Se alle pale «aggiungiamo il termoelettrico, l'idroelettrico e il fotovoltaico, siamo al 110 per cento». Quindi, di cos'altro avrebbe bisogno questa regione? Ma se addirittura proiettiamo le pale richieste, sempre secondo Petraroia, «il Molise arriverebbe a produrre quattro volte l'energia di cui ha bisogno». Per farne che? Per immetterla dove, se la rete non è neanche pronta a convogliarla?".
La situazione è davvero drammatica. Perché il territorio molisano, uno dei meno battuti dal turismo e una delle poche risorse - anche potenziali - della Regione, rischia di abrutire in modo irreversibile.
Il quotidiano riporta le dichiarazioni dell'assessore Muccilli: «Dobbiamo aggiornare il piano energetico regionale che è vecchissimo, dobbiamo recepire le linee guida del governo pubblicate un mese fa sulla Gazzetta, dobbiamo stabilire dei limiti alla compensazioni che le aziende offrono ai comuni. Eh sì, non vorrei che qualcuno pensasse di pagarci la campagna elettorale con quei soldi...». 
"Muccilli è arrivato al punto - spiega Cirillo. "Perché l'eolico funziona così. Bussano scatenati alle porte di questi piccoli comuni gli "sviluppatori", questi mezzani delle pale, che a nome di piccole, piccolissime società, "esseerreelle" con diecimila euro di capitale, vanno in cerca dei terreni e contrattano l'autorizzazione. Al sindaco offrono «ristori ambientali», cioè compensazioni in denaro, cioè royalties, intorno ai 90-100mila euro l'anno, con qualche piccola percentuale sull'energia che verrà prodotta. Anche a non pensar male, sono soldi preziosi per piccole amministrazioni allo stremo". 
L'approfondito articolo si sofferma poi sul sindaco di Sepino, Antonio Mosca che "si vanta di essere un ex democristiano", scrive Cirillo forse con un po' d'ironia, "ma che soprattutto proclama: «Io non sono contro l'eolico selvaggio, sono proprio contro l'eolico. Io, il mio territorio non lo svendo e neppure lo vendo». Beato lui, perché le pale della discordia sono una grana per i suoi due colleghi dei comuni che gli stanno di fronte. «Ma da me non sono venuti neppure a bussare», precisa con puntiglio il sindaco Mosca. E invece continuano a bussare da tante altre parti". 
Il pezzo torna su Petraroia e su un suo ficcante ragionamento: "In capo a dieci anni, se tutti i progetti fossero approvati, i pescecani dell'eolico ci guadagnerebbero, in Molise, qualcosa come quattro miliardi di euro, lasciando alle amministrazioni locali solo le briciole, intorno ai 30 milioni".
L'assessore Muccilli conferma che il business si scatena anche se la pala ancora non gira. «Sa quanto può valere un progetto approvato? Cioè il solo placet che la piccola società decide di rivedersi alla multinazionale dell'energia? Anche cinque milioni di euro...». 
"Ecco l'arcano, c'è un passaggio significativo di denaro ancora prima del "certificato verde" vero e proprio, di quell'assurdo strumento di scambio, cioè, che consente ai piccoli di speculare e ai grandi di mettersi in regola con Kyoto, ma che funziona solo quando l'energia si comincia effettivamente a produrre - spiega efficacemente il giornalista del quotidiano romano. E insiste: "Le ultime notizie non sono buone affatto. Il Consiglio di Stato, affrontando la questione di Sepino, in una sentenza emessa l'8 ottobre scorso ma resa pubblica solo qualche giorno fa, ha deciso che la Essebiesse quelle pale può metterle eccome, che ha tutte le carte in regola per farlo, tutte le autorizzazioni prevista e concesse via via nel tempo. Il fatto che la Soprintendenza ai Beni Ambientali del Molise, nella primavera scorsa, abbia posto nuovi vincoli, sentenzia con buona ragione il Consiglio di Stato, non può inficiare la validità di tutta quella procedura. Si rimane così aggrappati a un filo, almeno per Sepino perché per il resto del Molise pendono una cinquantina di ricorsi. Si rimane aggrappati a una sentenza che il Tar del Molise dovrebbe pronunciare fra un mese. Ragiona l'avvocato Matteo Iacovelli, che rappresenta l'Amministrazione provinciale di Campobasso costituitasi in giudizio: «Il Tar potrebbe anche dichiarare prescrittivo, al di là di tutte le autorizzazioni già concesse, l'articolo 9 della nostra Costituzione, quello che sancisce la tutela del paesaggio».Non diremmo tutto, se non parlassimo anche di camorra. Tutti la vedono a ogni angolo, tutti scrutano con sospetto le piccole società che magari provengono dalla provincia di Caserta, ma anche da Milano, da Brescia e da Torino, e tutti temono, come è avvenuto in Sicilia, che anche qui i clan stiano dando l'assalto all'eolico. Se non l'hanno già dato. Prove non ce ne sono, tanto meno inchieste aperte dalla Procura Antimafia". Il pezzo conclude emblematicamente: "Ma camorra o non camorra, non basta già tutto questo?". (Fonte: Forche Caudine).

Eolico, l'affare delle pale ferme che valgono milioni di euro





da questa lettera riportiamo un passo:

“E' un territorio in cui è possibile, ad ogni passo, superare i limiti del tempo: tutto nella vallata ha origine da Altilia, città museo aperta al mondo, crocevia di popoli e di diverse civiltà, l'antica Saepinum, città del passato fondata sul tratturo, millenario percorso dei pastori: costruita da cavalieri antichi, i quali poi l'avevano abbandonata per andare a liberare il Santo Sepolcro in Terrasanta. Ma si diceva che sarebbero ritornati, chissà quando, e che allora la città sarebbe ridiventata bellissima, con le sue mura, le sue chiese, le sue piazze, le sue fiere piene di gente…” Così il famoso Adriano La Regina, che è stato anche Sovrintendente dei Beni Archeologici di Roma, descrive “la Valle del Tammaro”, nel Molise.