mercoledì 31 marzo 2010

Vendesi casa indipendente (Pietrabbondante, Isernia)

Pietrabbondante (IS) Via Roma n.40. Vendesi casa indipendente, pochi chilometri da Isernia, in posizione panoramica, metanizzata e provvista di impianto di riscaldamento. Composta da cucina abitabile, sala, tre camere, tre bagni, ripostiglio disposti su due piani. Compreso appezzamento di terreno 100 mq ca. edificabile.
Prezzo 120 mila euro trattabili.

Tell. 0865-76327 (dalle 20 alle 22).



La Speranza N. 12 Giornalino Parrocchiale

L'ultimo numero stampato del giornalino parrocchiale La Speranza; aspettiamo di avere i primi numeri per pubblicarli tutti.
La Speranza n. 12

martedì 30 marzo 2010

Itinerari turistici in Molise - L'Alto Molise

ITINERARIO
AGNONE – STAFFOLI – PIETRABBONDANTE – CAPRACOTTA - S. PIETRO AVELLANA -CAROVILLI- ISERNIA (Fonte: Regione Molise)
AGNONE

La città di Agnone sorge su uno schienale roccioso in prossimità della valle del fiume Verrino. Di origine sannitica, per taluni l'attuale centro abitato sarebbe sorto sull' antica Aquilonia. Qui, infatti, sono stati recuperati diversi reperti archeologici, come la stele funeraria di Vibia Bonitas. Nel corso dei secoli è stata feudo dei Borrello, dei Carbonara, degli Angioini, dei Carafa, dei Gonzaga e dei Caracciolo. 
Notevole l'architettura e l'arte dei numerosi edifici religiosi, non a caso questa cittadina è fra i pochi comuni d'Italia a potersi fregiare della Bandiera Arancione, il riconoscimento del Touring Club Italiano che certifica la qualità turistico-ambientale delle località. Da visitare dunque la chiesa madre dedicata a San Marco (XI sec.), intorno alla quale si sviluppò il centro medioevale di Agnone; la chiesa di Sant' Antonio Abate, con campanile settecentesco; la chiesa intitolata a San Francesco con pregevoli opere; la chiesa di Sant'Emidio che conserva tredici statue lignee del XVII secolo, raffiguranti Cristo e gli Apostoli.
Tra le costruzioni civili, meritano menzione Casa Nuonno con la bottega orafa, Casa Apollonio e Palazzo Fioriti, che presentano interessanti elementi decorativi.
Particolarmente intensa l'estate agnonese il cui programma include eventi culturali, artistici e ludici.
Altamente spettacolare e di assoluto rilievo demologico è il rito igneo della vigilia di Natale, denominato 'Ndocciata, consistente in una lunga sfilata di 'ndoccie (torce) per le vie del paese. Le 'ndocce agnonesi sono strutture dalla caratteristica forma a ventaglio, composte da polifiaccole (sono marginalmente in uso, ad inizio sfilata, anche monotorce) di numero variabile, sempre pari, fino a esemplari costituiti da venti fuochi e oltre. Tali 'ndocce, che riecheggiano antichi culti mithraici, vengono trasportate da uno o due portatori in costume contadino. I portatori ('ndocciari) introducono la testa tra le fiaccole, afferrandone saldamente due e tenendo in equilibrio l'intera struttura. Durante la sfilata, gli 'ndocciari eseguono la ruotata, ossia una piroetta con cui, compiendo una rotazione completa su se stessi, mostrano lo splendore delle fiaccole e fanno sì che il fuoco formi spettacolari strisce di luce. Il materiale usato per la fabbricazione delle 'ndocce di Agnone è l'abete bianco, una pianta resinosa e di facile combustione, rintracciabile nei boschi e nelle fustaie circostanti. Da qualche anno un Museo Permanente delle 'Ndocce è stato aperto in un locale in Via Caracciolo, in prossimità di Piazza Plebiscito.
La città di Agnone, un tempo, era celebre per la lavorazione dei metalli, anche preziosi; oggi restano attivi pochi ramai, nonché artigiani che producono lavori in ferro battuto e in peltro.
Abbastanza sviluppata l'industria alimentare. Sufficienti e ben attrezzate le strutture ricettive.
La conservazione della cultura conta sulle Biblioteche Riunite e sul Museo Emidiano. Molte le manifestazioni organizzate da associazioni culturali locali. Un ruolo importante svolge il teatro Italo-Argentino, sede di numerose rappresentazioni.
La memoria storica del centro molisano è simboleggiata sicuramente da personaggi come Marino Jonata, poeta del Quattrocento, autore del poema El Giardeno (Napoli 1490), un'opera moral-teologica che, ad imitazione della Commedia dantesca, si sviluppa attraverso un viaggio nell' aldilà; Marcantonio Gualtieri, vissuto tra il XVI e il XVII secolo, illustre uomo di medicina che curò molti nobili del tempo e che combattè la dilagante piaga della peste. I suoi Discorsi Accademici furono, nel 1892, tradotti dal latino a cura di Ascenzio Marinelli e Stefano di Stefano, nacque nel 1665, uomo di legge e di letteratura, autore dell'opera La Ragion Pastorale (Napoli 1731).
Agnone nel mondo è sinonimo soprattutto della più antica fonderia di campane conosciuta, la Pontificia Fonderia Marinelli, l'unica attiva tra quelle cui diedero vita le dinastie dei numerosi fonditori di campane, che per secoli hanno tramandato tale arte. Il campanarus Nicodemo Marinelli fondeva campane già nel 1339. Le tecniche di fusione ripercorrono tuttora quelle medievali e, pertanto, conservano un suggestivo fascino d'antico. Nel 1924, Papa Pio XI concesse alla Fonderia Marinelli l'onore di fregiarsi dello Stemma Pontificio. Nel 1954, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi assegnò alla famiglia Marinelli la medaglia d'oro per l'opera svolta dalla fonderia. Il 19 marzo 1995, il Pontefice Giovanni Paolo II, in visita ad Agnone, ha assistito ai riti di fusione, ha benedetto alcune campane ed ha firmato nella creta il suo passaggio. Nei locali adiacenti la Fonderia è stato allestito il Museo della Campana, quasi unico nel suo genere e meta di numerosi visitatori.
Ricordiamo anche l'aspetto gastronomico: ottimi i latticini quali caciocavalli, scamorze, trecce, ricotte. Rinomati anche gli insaccati. Apprezzati i confetti "ricci" di produzione locale, nonché alcuni dolci tra cui le ostie ripiene, consistenti in cialde con pasta mielosa di noci e mandorle.


- Agnone , 
'Ndocciata -
STAFFOLI

Staffoli, che fa parte del comune di Agnone, racchiude un vastissimo paesaggio naturale con un' estensione che supera gli 850 ettari dove ci sono boschi di querce e di conifere estesi per decine di chilometri quadrati, verdi pascoli e limpidi torrenti, archeologia sannita e tracce di civiltà transumante.
All'ingresso c'è la zona ricettiva dove è stato ricostruito in piccolo quello che era il Far West americano, con tanto di saloon, spazi per rodei, allevamenti e alloggi in stile. E' inoltre possibile andare a cavallo, fare trekking, partecipare a feste country, raduni, spostamenti di mandrie, o a tranquille serate davanti al camino.
Fra gli appuntamenti di rilievo c'è la Corsalonga che è il piu' grande appuntamento equestre di tutto il centro-sud d'Italia, il piu' entusiasmante raduno western all'aperto.


- Staffoli -
PIETRABBONDANTE

Appena qualche chilometro dopo, sempre in direzione Agnone, c'è l'incrocio che porta a Pietrabbondante.
Questi sorge nei pressi dei tratturi Celano-Foggia e Sprondasino-Castel del Giudice e si presenta ai visitatori arroccata su pietre locali dette "morge". Su una di esse si trovano i ruderi del castello; famosi anchele morgia detta dei Corvi e il Monte Saraceno o Caraceno, sulla cui cima si ergono fortificazioni di età preromana. 
Davvero interessante l'intero centro storico, a struttura medievale ma con tipologie abitative che vedono l'impiego di materiale proveniente dal vicino sito archeologico. E' infatti la storia antica, a partire dal IV secolo, che lascia su questo territorio una precisa traccia di connotazione sia archeologica che architettonica, con la presenza di antichissime vestigia sannitiche sia in località Calcatelo, con il Santuario ed il teatro italico, che su Monte Caraceno.
Il complesso monumentale di Pietrabbondante, con teatro, tempio e due edifici porticati ai lati di quest'ultimo, rappresenta sicuramente un maestoso complesso di culto a testimonianza della civiltà sannita che in Pietrabbondante è testimoniata, fin dal V secolo a.C., dalle necropoli presenti su monte Caraceno.
Ricordiamo, infatti, che il tempio cosiddetto maggiore è il più grande tempio, finora conosciuto, costruito nel Sannio. Il teatro invece occupa un'area che misura frontalmente 55 metri e lateralmente 90. Diverse fonti storiche collocano l'impianto tra la fine del V secolo e la prima metà del IV secolo a.C. Ricostruito molto probabilmente nel III secolo a.C., dopo essere stato quasi completamente distrutto dalle truppe di Annibale, il complesso monumentale di Pietrabbondante può essere facilmente definito come esempio di tempio coperto che sostituì gradualmente la boscaglia come luogo di culto per il popolo sannita.
La prima fase degli scavi iniziò a partire dal 1840 e terminò nel 1913, con la presenza di importanti studiosi della materia.
Meritano una segnalazione anche la Chiesa di Santa Maria Assunta, costruita nel 1666, con un bel portale di fattura barocca, il Palazzo baronale e, in Piazza Vittorio Emanuele, la statua bronzea, di circa due metri, che raffigura un guerriero sannita con paramenti tipici e scudo sul braccio.


- Pietrabbondante, Teatro Italico -

CAPRACOTTA

Capracotta, stazione climatica e sciistica a 1460 metri di altitudine posta al centro di un sistema montuoso delimitato dai complessi di Monte Capraro e Monte Campo, è oggi un attrezzato punto di riferimento per tutto lo sci di fondo del Centro - Italia. Nello splendido scenario naturale di Prato Gentile, godibilissimo d'estate ed innevato d'inverno, sono stati infatti ospitati nel 1997 i Campionati Nazionali di Sci di Fondo, consacrando Capracotta tra le località di elezione per tale disciplina. La recente apertura di una pista per lo sci alpino ha inoltre arricchito l'offerta estiva, che ospita uno storico Sci Club, fondato nel 1914 e che si fregia della Stella d'Oro CONI e del Distintivo d'Oro FISI.
Architettura in pietra locale, paesaggi brumosi della montagna appenninica, neve che oltrepassa i piani delle case in inverno ed aria fresca in estate, ottimi latticini e pecorino locali, Capracotta vanta origini che risalgono all'Età del Ferro per via dei reperti venuti alla luce in località Le Guastre. In località Fonte del Romito (o Fonte Romita) è stata invece rinvenuta nel 1848 la famosa Tavola Osca o Tavola di Agnone, tavola bronzea in osco recante un'iscrizione sacra. Origini antichissime, dunque, anche se testimonianze vere e proprie del paese si hanno solo a partire dall'epoca normanna. 
Un cenno particolare merita senza dubbio la sagra de "la Pezzata", pietanza tipica della civiltà della transumanza: i sapori della civiltà pastorale portano migliaia di persone, anche da fuori Regione, al verde di Prato Gentile la prima settimana di agosto, da quasi un quarantennio. La specialità, che meglio connota la gastronomia altomolisana, veniva preparata dai pastori in alta montagna, costituendone uno degli alimenti principali. La ricetta è di semplice esecuzione ma richiede una lunga cottura a fuoco lento, magari in un paiolo messo a bollire su un fuoco all'aria aperta
Degna di visita è la chiesa parrocchiale dell' Assunta, che al suo interno conserva artistiche statue. Apprezzabili sono i portali del campanile e il portale della Cappella della Visitazione. Oltre tale chiesa ve ne sono altre sei. Tra gli edifici civili si segnala la casa baronale, edificata nel primo Cinquecento dai nobili Gualtieri-Budone.
La festa più cara ai capracottesi è quella che si tiene in onore della Madonna di Loreto. Le celebrazioni hanno cadenza triennale e si svolgono nei giorni 7, 8 e 9 settembre. L'origine di questa festa è legata alla leggenda di un albero su cui apparve, miracolosamente, la Vergine e il cui tronco divenne poi la statua che oggi si venera.


- Capracotta -

S. PIETRO AVELLANA

San Pietro Avellana sorge al limite del tratturo Celano-Foggia. L'altitudine è compresa tra i 740 metri della valle del fiume Sangro e i 1730 della vetta di Monte Capraro. Oltre al Sangro, i torrenti Rio e Vandra bagnano il territorio, ricco di estesi boschi e di natura incontaminata; il centro abitato si presenta con un aspetto architettonico nuovo, in quanto distrutto per eventi geologici e bellici per ben tre volte, ma il suo cuore, per storia e tradizioni, è antico.
La presenza sannitica è testimoniata dalle fortificazioni, in tre circuiti murari, rilevate in località Monte Miglio, in prossimità del tratturo Celano - Foggia. Antiche sono le tradizioni legate alla vita contadina del paese: attrezzi, oggetti vari e costumi d'epoca, insieme a frammenti scultorei, sono infatti custoditi nel Museo civico della Civiltà e del Costume d'Epoca, testimonianza tangibile della volontà del paese di recuperare e conservare la propria memoria. Ancora tracce storiche ed artistiche sono visibili nel Complesso parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo, in stile romanico, con annessa Chiesa di Sant'Amico, che conserva strutture ed elementi architettonici del XIII sec. e la testa in argento del reliquiario del Santo (XV sec.). Nella Chiesetta di Sant'Amico, scintillante nei colori pesca chiaro ed avorio, è il Glorioso dedicato al Santo. Da visitare, in un locale sacro ad essa attiguo, la bella esposizione di statue lignee, in gesso e in carta pesta, piccoli capolavori per fattura, colori ed espressività. Le antiche vestigia del paese sono ben visibili anche nella Taverna della Valle, in località Taverna, e nella settecentesca Fontana Grande, che campeggia al termine di una bella scalinata in pietra.
La gastronomia si basa prevalentemente su piatti di pasta fatta in casa e su carni di agnello e capretto. Tra le paste spiccano i crejoli (simili ai maccheroni alla chitarra), le laganelle (tagliatelle), le taccozze (sfoglie tagliate a rombo) e le sagne (lasagne). Tra le carni, la pecora alla brigante, marinata in vino rosso aromatizzato con salsa e rosmarino e cotta alla griglia, e la pezzata, carne di pecora cotta in un intingolo di pomodoro, prezzemolo, rosmarino, cipolla e peperoncino. Si preparano anche gli abbuoti, involtini di interiora di agnello.
San Pietro Avellana si fregia del titolo di "città del tartufo". I tartufi sono reperibili su quasi tutto il territorio comunale. Sono soprattutto tartufi della varietà bianca pregiata e di quella nera estiva. La stagione di raccolta del tartufo bianco (tuber magnatum) inizia a ottobre e termina a dicembre; in aprile inizia la raccolta del tartufo nero (scorzone estivo, tuber aestivum), che termina a fine agosto. Si trova anche, in modesta quantità, il tartufo marzuolo o bianchetto (tuber borchii). Con il tartufo si producono formaggi, salse, olio e burro tartufati. Tipici sono i burrini, sorta di piccoli caciocavalli riempiti di burro tartufato.
A Vastogirardi, antica fortezza sannita, si possono ammirare i resti di un antico Tempio Pagano-Sannita, quasi a ricorso della strage perpetrata dai Romani nella terza guerra Sannitica contro la Colonna Linteata, condotta dal valoroso ed austero Sacerdote Ovio Paccio. 

- San Pietro Avellana, Tartufo -

CAROVILLI

Il territorio del Comune di Carovilli si presenta ondulato, con quote comprese tra gli 850 ed i 1200 metri, ed offre un panorama alto-collinare di interesse naturalistico, con pascoli estesi e morbidi rilievi coperti di vegetazione boschiva, soprattutto querce e conifere. Il paese è posto in una sella tra due montagne. Oltre che nel centro abitato è distribuito in alcune borgate, le maggiori delle quali sono Castiglione, Fontecurelli, Cerro Savino, Vaglie.
In epoca longobarda, il feudo apparteneva ai Borrello, conti di Pietrabbondante. Scarse invece le notizie di epoca normanna, sveva ed angioina. Nel XIV secolo, Ladislao di Durazzo donò Carovilli ed altri feudi a Gurrello Origlia. Del periodo più remoto di Carovilli restano varie emergenze archeologiche, quali fortificazioni e un tempietto italico (II sec. a.c.) sul monte Ferrante, nonché resti di una necropoli sannita in località Fontecurelli.
Da vedere anche la chiesa parrocchiale dell' Assunta, che conserva opere d'arte religiosa, e la chiesa sul tratturo di San Domenico. Questa, edificata sul tratturello che congiunge quelli più noti Castel di Sangro – Lucera e Celano – Foggia, rappresentava un passaggio obbligato per i pastori che dovevano ricongiungersi dai tratturi citati all'altopiano delle Cinquemiglia. Su di una parete della stessa chiesa, infatti, sono ancora osservabili sui resti di un blocco marmoreo le tariffe per il passaggio del gregge. Di un certo pregio anche la chiesa di San Nicola in località Castiglione.
Dal punto di vista gastronomico, oltre ad ottimi latticini e formaggi, è possibile gustare primi piatti a base di funghi e tartufi, presenti in notevoli quantità e raccolti nei boschi circostanti. Il tartufo bianco di Carovilli era già noto nel Settecento, così come attesta un menù festivo custodito presso l'Archivio d'Alessandro, nel castello di Pescolanciano.


- Carovilli -
ISERNIA
Nel 1978, ad Isernia, durante la costruzione della superstrada Napoli-Vasto, vennero alla luce i resti di un accampamento paleolitico datato 736.000 anni fa. Si tratta di un giacimento perfettamente conservato, in cui abbondano resti di caccia e di pasto, nonché primitivi strumenti in pietra scheggiata distribuiti su una complessa serie stratigrafica che permette di ricostruire con precisione il contenuto paleogeografico.
Il giacimento di Isernia-La Pineta rappresenta il punto di riferimento essenziale per lo studio del Quaternario del bacino mediterraneo. Esso è uno dei pochi a livello mondiale a conservare una documentazione così ricca e complessa sulla organizzazione sociale e sulla cultura dell'Homo erectus, il primo che raggiunge l'Eurasia dall'Africa intorno ad un milione e mezzo di anni fa. L'uomo erectus è in possesso di importanti facoltà mentali e di un elevato grado di cooperazione sociale nell'ambito del gruppo. Questi uomini non hanno ancora l'usanza di seppellire i morti, non conoscono l'agricoltura o l'allevamento, e sono organizzati in piccole bande di tipo familiare, composte probabilmente da non più di 15-20 individui. Si tratta verosimilmente di società di tipo patriarcale, con una precisa divisione dei compiti su basi sessuali: le donne sono responsabili della raccolta dei vegetali e gli uomini dell'esercizio della caccia.


Incontri di archeologia - Sanniti, transumanza e Mediterraneo

Incontri di archeologia da non perdere: 8 aprile 2010 a Campobasso Alfonsina Russo, Soprintendente presenta Gianfranco De Benedittis Sanniti, transumanza e Mediterraneo visti da Montevairano (via: http://www.francovalente.it/)

8 aprile 2010
ore 18,00
Sala della Biblioteca P. Albino
CAMPOBASSO

I reportage di Franco Cappellari

Due bei reportage del fotografo Franco Cappellari, il celebre fotografo venafrano che ha curato la parte fotografica di numerose pubblicazioni sulla regione e sulle sue bellezze artistiche e naturalistiche.
Il primo è dedicato all'alto Molise e comprende anche scatti di Pietrabbondante, il secondo, invece, alla Valle del Volturno.




Molise - La valle del Volturno


Nell'ambito della XII Settimana della Cultura, in programma dal 16 al 25 aprile 2010, organizzata a livello nazionale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza del Molise ha organizzato per l'intero periodo della manifestazione, presso la Sala al piano terra del Castello Pandone di Venafro (IS), in coincidenza con gli orari di visita (tutti i giorni dalle 9.00 alle 13.00; la Domenica dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00) i seguenti eventi:
  • Franco Cappellari - Molise: arte e cultura - proiezione in continuo di fotografie riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico della nostra Regione;
  • Giuseppe Verrecchia - Venafro: tradizioni perdute nel tempo - proiezione in continuo di filmati della Venafro di una volta

giovedì 25 marzo 2010

La Speranza N.11 - Giornalino Parrocchiale

Continua la pubblicazione del Giornalino Parrocchiale "La Speranza". Oggi è disponibile il n.11 dell'agosto 2002 con tante notizie e curiosità sul comune.

La Speranza n.11

Screening oncologici regionali

SI INFORMA LA POPOLAZIONE CHE, NELL’AMBITO DEL PROGRAMMA


“SCREENING ONCOLOGICI REGIONALI”

ORGANIZZATO DALLA ASREM, IN DATA
31 MARZO A PARTIRE DALLE ORE 9 IN PIAZZA V. VENETO
SI ESEGUIRANNO GLI ESAMI MAMMOGRAFICI PER LO SCREENING DELLE NEOPLASIE DELLA MAMMELLA
  
GLI ESAMI SONO GRATUITI E NON OCCORRE ALCUNA RICHIESTA

SONO INVITATE TUTTE LE DONNE DI ETA’ COMPRESA FRA I 50 E I 70 ANNI IN QUANTO QUESTO SEMPLICE ESAME PERMETTE DI EVIDENZIARE PICCOLE ATERAZIONI COMPLETAMENTE GUARIBILI SE TRATTATE NELLE FASI INIZIALI

mercoledì 24 marzo 2010

Storia del sacro bue. L’animale che segna le origini

Teste di bue raffigurate in chiese molisane, nomi di paesi (Bojano, Torella, Toro), feste con carri trainati da buoi, leggende ma anche cognomi diffusi (Bove, Di Toro, Vacca).


I bovini sono animali che hanno espresso significati simbolici nella cultura e nella religione di molti popoli. Un bue, secondo la tradizione cristiana, è presente nella stalla di Betlemme; il toro è uno dei soggetti più frequenti tra i graffiti magico-rituali dell’età della pietra, ritrovati nelle grotte pirenaiche; episodi biblici ci parlano di vacche magre e vacche grasse; il Minotauro è figura mitologica tra le più note.
Anche nella religione sannita si riscontra un’importante presenza del bue, animale che avrebbe segnato l’origine stessa del Sannio. Il mito, infatti, narra che i giovani sabelli che durante il Ver Sacrum (1) d’epoche lontanissime furono mandati a fondare nuove città, mossero alla volta della nostra regione guidati da un bove. Giunto nei pressi del Matese, l’animale s’inginocchiò per bere alle sorgenti del Biferno. Quella genuflessione fu interpretata come un segno divino ed i giovani decisero di stabilirsi lì, creando la prima colonia sannita (2).
Questa narrazione dimostra come per gli antichi italici il bue fosse animale sacro; fu infatti preso a simbolo della forza e dell’audacia dei guerrieri, ma anche a simbolo dell’umiltà e del sacrificio verso il lavoro. Ed era considerato tanto importante che i sanniti denominarono Bovianum (da bove, appunto) addirittura la loro capitale, ed incisero su moltissime loro monete l’effige d’un toro.
Dall’antichità ad oggi, il bue è stato costantemente presente nella storia del Molise. L’arte medievale ci ha lasciato “enigmatiche” teste di toro scolpite in varie chiese (3); la tradizione orale ci ha consegnato il leggendario personaggio di Re Bove (4) (ovvero la massima figura della società: il sovrano, che viene chiamato con il nome di bue, a testimonianza dell’alta considerazione in cui è stato sempre tenuto questo animale); molti cognomi molisani fanno riferimento al sacro animale sannita (famiglie come: Bove, Vacca, Di Toro, ecc.) così come alcuni nomi di paesi (Toro, Torella del Sannio e la già citata Bojano); un vasto repertorio di racconti popolari (5) ci ha tramandato episodi di carri trainati da buoi che trasportavano sacre reliquie; e importanti feste regionali (rievocando tali episodi) hanno come protagonisti i bovini. Le Carresi – le famose corse di carri trainati dai buoi che sono in uso nel Basso Molise – sono, infatti, manifestazioni che vogliono ricordare il ritrovamento e la traslazione di urne con le ossa di santi, che sarebbero giunte in alcuni paesi su carri trainati da buoi lasciati liberi di correre per poi fermarsi in un luogo predestinato da un disegno divino.

NOTE 1)
1) – Per difendersi dalle grandi calamità, i popoli italici usavano far voto di offrire agli dèi tutto ciò che sarebbe nato nella successiva primavera. Questo rituale era appunto denominato Ver Sacrum (primavera sacra) ed era consuetudine, in tale occasione, che i giovani venissero mandati via a fondare nuove colonie e città.
2) - Francesco Jovine “Viaggio nel Molise”, Isernia, 1976, pagg. 53-54.
3) – In numerose chiese del Molise compaiono raffigurazioni scolpite di teste di bue. Esse (a parte le analisi strettamente artistiche) sono state messe in relazione alla mitica figura di Re Bove (vedi nota successiva) che – secondo la leggenda – avrebbe costruito quelle chiese.
4) – Su “Re Bove” si veda l’attenta analisi fatta da A.M. Cirese, “La leggenda del Re Bove”, in “La Lapa” n. 1-2, 1955, pagg. 45-49.
5) – Per questi racconti si rimanda a: G.A. Tria, “Memorie storiche, civili ed ecclesiastiche della città e diocesi di Larino”, Isernia, 1989; L. Biscardi, “Sulla festa di San Pardo a Larino” in “La Lapa”, numerose citazioni; B. Amorosa , “Il Molise”, Milano, 1924.

(Mauro Gioielli)


Fonte: Forche Caudine, un bel sito sui Sanniti in Molise.

La Speranza N.10 - Giornalino parrocchiale

Comincia da oggi la pubblicazione in pdf dei vari numeri del giornalino parrocchiale "La Speranza". Tutti i numeri possono essere consultati online oppure scaricati collegandosi al nostro account di Scribid. Ecco uno dei numeri che siamo riusciti a recuperare.

La Speranza - N.10

martedì 23 marzo 2010

Le mura poligonali

Per gli studiosi e appassionati di mura megalitiche consiglio questo sito http://www.murapoligonali.it/ con l'interessante Galleria.
Le mura in opera poligonale sono tra le architetture forse più sorprendenti dell’antichità. Realizzate senza l’aiuto di leganti con massi di dimensioni non di rado enormi – per cui nel passato si meritarono l’appellativo di ciclopee o ciclopiche, cambiato poi inmegalitiche – ancora oggi ci lasciano interdetti, chiedendoci chi fossero i costruttori, quali fossero le tecniche di montaggio adottate, quali sono i secoli in cui furono costruite.Nell’Ottocento si narrava di mitici artefici: il dio Saturno esule dall’Olimpo; i Ciclopi; i Pelasgi – da cui anche mura pelasgiche – che esuli dalla arcaica Grecia divennero “popoli del mare”.
Di certo in Grecia troviamo mura poligonali che risalgono anche alla metà del secondo millennio a.C. Ne ammiriamo splendide testimonianze a Micene, Tirinto, Argo, Delfi… Ma il fenomeno delle mura megalitiche, manifestatosi nell’arco di millenni, riguarda in senso ampio tutto il bacino del Mediterraneo: pensiamo ad Hattusas in Turchia, ai Templi dei Giganti nell’arcipelago di Malta, ai nuraghi della Sardegna, alle architetture di Minorca… Senza poi dimenticare il Perù di Cuzco.
Nell' Italia centro-meridionale si ha comunque un’alta concentrazione di luoghi con architetture e manufatti (acropoli, cinte urbane, fortificazioni, terrazzamenti, basis villae) in opera poligonale. Questo specialmente nel Lazio (Alatri, Anagni, Arpino, Atina,Boville Ernica, Cassino, Castro dei Volsci, Collepardo, Cori, Ferentino, Norba, San Donato Val di Comino, San Felice Circeo,Sezze, Sora, Veroli, Vicalvi...), ma pure in Toscana (Cosa, Orbetello, Roselle, Saturnia, Vetulonia…), in Umbria (Amelia, Cesi, Spoleto…), in Abruzzo (Alba Fucens, Civita di Antino, Valle del Sangro…), in Molise (Campochiaro, Colli a Volturno, Ferrazzano, Pietrabbondante, Venafro…), in Campania (Caiazzo…), fino a trovare isolati esempi nelle regioni più meridionali.

Tornando alla nostra area della cinta in muro poligonale che fortificava la sommità del monte Caraceno sui tre lati (SO, NO, NE) è oggi visibile un lungo tratto sul lato esposto a SO, mentre il resto è parzialmente nascosto dalla vegetazione e dal fitto rimboschimento. La tecnica costruttiva è piuttosto rozza, a grossi blocchi calcarei di dimensioni diverse sovrapposti a piombo, con pietre più dure negli interstizi. Essa appare non diversa dalle altre cinte murarie di cui abbiamo frequentissime testimonianze in territorio sannitico a partire dal IV sec. a.C., e alle quale si attribuisce una funzione prevalentemente strategica, anche se non sono perfettamente chiare le relazioni con l'abitato.


"Salviamo la foresta", il laboratorio didattico del Turismo Scolastico del WWF


"Salviamo la foresta" è il laboratorio didattico Turismo Scolastico del WWF, dedicato alla Scuola Elementare, alla Media inferiore e superiore presso il Parco delle Abetine. Le foreste dell'Alto Molise che si uniscono a quelle Abruzzesi della valle del Sangro, sono della massima rilevanza ecologica e conservazionistica. Questa è la zona più importante della penisola per l'areale dell'Abete bianco. Infatti le abetine di Monte Campo a Capracotta e quelle degli Abeti Soprani a Pescopennataro, si collegano a quelle di Rosello e delle cascate del Verde, di Castiglion Messer Marino, di Agnone, tutte diventate oasi del WWF. Grandissima la diversità biologica della zona. L'Abete bianco si unisce al Cerro, al Faggio, all'Acero a volte con boschi secolari. Le presenze faunistiche sono eccezionali grazie soprattutto alle misure di protezione del territorio delle aree adiacenti - siamo "circondati" dal Parco Nazionale d'Abruzzo e da quello della Maiella - e di quelle locali come le riserve regionali di Collemeluccio e di Montedimezzo, le oasi WWF di Rosello e delle cascate del Verde. C'è il lupo, il capriolo, cinghiali, martore e da qualche anno anche l'orso ha iniziato a frequentare la zona....Continua a leggere su TerzaPagina.

Per approfondire si rimanda a questo sito: http://www.molisealberi.com/

lunedì 22 marzo 2010

Contributi per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo

Dal sito del comune di Pietrabbondante riporto l'avviso circa i contributi per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo per l'anno scolastico 2010/2011. L'avviso è scaricabile dall'area Bandi e Gare. Le richieste devono essere presentate direttamente al comune entro e non oltre il 30 aprile 2010.

Fai, Giornata di Primavera in Molise


È l’appuntamento che da diciotto anni ormai gli italiani si danno all’inizio della primavera. Un appuntamento con le bellezze del nostro Paese, che si trasforma ogni volta in una profonda e collettiva manifestazione d’affetto, di orgoglio e di identità nazionale. Sabato 27 e domenica 28 marzo si svolge contemporaneamente in tutte le regioni italiane la 18a edizione della Giornata FAI di Primavera. Da Casa Verdi a Milano al Palazzo della Banca d’Italia a Firenze, dal Complesso della Misericordia a Venezia a Palazzo Chigi a Roma. E ancora i segreti di Ortigia a Siracusa e la Villa Romana di Casignana. Quasi 600 siti aperti in tutta Italia e visibili con visite guidate gratuite. 
Dal link i beni aperti nella Regione Molise.

venerdì 19 marzo 2010

Viaggio on the road nell'Alto Molise con easy driver





Sono state due vetture piccole, ma di tutto rispetto, le protagoniste di questa puntata di “Easy Driver” il programma di Rai Uno che si occupa a tutto tondo del mondo dei motori, in onda sabato, come sempre, alle ore 14 e condotto da Ilaria Moscato e Marcellino Mariucci. I due conduttori “on the road” sono andati alla scoperta dell’Alto Molise, esattamente ad Isernia, circondata da colline e montagne tra le piu’ sconosciute e sorprendenti del Paese.
Ilaria ha provato la DR1 1.3 bi-fuel , una nuoca city car italo-cinese, assemblata proprio da queste parti, esattamente negli stabilimenti di Macchia, con pezzi provenienti dalla Cina. Marcellino, invece, è stato al volante della Chevrolet Spark 1.2 LT Eco-Logic, una piccola che viene dalla Corea del Sud. 
A fine puntata Ilaria e Marcellino, dopo aver percorso e attraversato luoghi incantevoli dell’Alto Molise, si sono ritrovati nell'area archeologica di Pietrabbondante, la piu’ importante testimonianza del periodo Sannita in un connubio perfetto tra archeologia e natura e da qui ci racconteranno le reciproche impressioni di guida su queste due piccole ma determinate vetture.

La regia della puntata è stata di 
Giuseppe Govino.


La puntata è visionabile da questo link

giovedì 18 marzo 2010

Un francobollo per il teatro sannita




Il teatro sannitico di Pietrabbondante presto avrà un suo francobollo commemorativo.Come già preannunciato dall'allora assessore alla cultura Sandro Arco oggi lo assicura il Presidente onorario dell'Archeoclub "Bovianum Vetus" di Pietrabbondante, comm. Antonio Di Iorio. "Finalmente -ha affermato- è in avanzata fase di realizzazione presso l'Istituto Poligrafico dello Stato in Roma un francobollo commemorativo che farà parte della interessante serie "Arte e Cultura". Esso raffigura il teatro sannitico di Pietrabbondante e la notizia è del massimo interesse perché diffonderà ulteriormente nel mondo della cultura l'area archeologica di Pietrabbondante e particolarmente quel meraviglioso teatro dall'acustica eccezionale, già tanto noto anche per le sue interessanti manifestazioni teatrali estive. L'amministrazione delle Poste ha già programmato definitivamente la presentazione del francobollo al pubblico nel mese di luglio 2010 e la sua immagine è già visibile sul sito internet delle Poste italiane sez. Francobolli". Certamente questa realizzazione, da tempo fortemente voluta dalla sede Archeoclub e dal suo solerte Presidente onorario, che ne fece istanza fin dal 1994, contribuirà non poco alla valorizzazione dell'area archeologica di Pietrabbondante dell'intero Alto Molise,

Fonte: Il Tempo Molise, 17-03-2010

mercoledì 17 marzo 2010

Deplian area archeologica

Per tutte quelle persone che ci hanno chiesto informazioni e contatti sull'area archeologica, alleghiamo questo breve deplian scaricabile contenente i recapiti telefonici e gli indirizzi inerenti.
Il documento in pdf è scaricabile da questo link.

martedì 16 marzo 2010

PietrabbondanteBlog Mobile

Da oggi è disponibile la versione mobile del blog, compatibile con la visualizzazione dai cellulari. Basta collegarsi a questo link http://pietrabbondanteblog.mofuse.mobi/ o legger col proprio cellulare il codice QR qui in basso.





San Vincenzo Ferrer

San Vincenzo Ferrer

Valencia (Spagna), 1350 - Vannes (Bretagna, Francia), 1419

Vide nella mistica domenicana un ideale di perfezione che espresse nel trattato De vita spirituali. Sentì la vocazione di apostolo pellegrinante e percorse l’Europa occidentale evangelizzando, convertendo i catari e i valdesi, e cercando di porre fine alla guerra dei Cento anni. Diede ai “flagellanti” che lo seguivano regole di vita precise, per cui sorsero alcune confraternite. Spiritualità eminentemente apostolica e cristocentrica, cercò la verità prima di tutto nello studio delle Sacre Scritture, sempre assillato dal problema dell’unità della Chiesa.

Patronato: Costruttori
Etimologia: Vincenzo = vittorioso, dal latino
Emblema: Globo di fuoco, Stella


Martirologio Romano: San Vincenzo Ferrer, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che, spagnolo di nascita, fu instancabile viaggiatore tra le città e le strade dell’Occidente, sollecito per la pace e l’unità della Chiesa; a innumerevoli popoli predicò il Vangelo della penitenza e l’avvento del Signore, finché a Vannes in Bretagna, in Francia rese lo spirito a Dio. 

Due mesi dopo il suo ritorno definitivo da Avignone a Roma, papa Gregorio XI muore nel marzo 1378. E nell’Urbe tumultuante ("Vogliamo un papa romano, o almeno italiano"), i cardinali, in maggioranza francesi, eleggono il napoletano Bartolomeo Prignano (Urbano VI). Ma questi si scontra subito con i suoi elettori, e la crisi porta a un controconclave in settembre, nel quale gli stessi cardinali fanno Papa un altro: Roberto di Ginevra (Clemente VII) che tornerà ad Avignone. Così comincia lo scisma d’Occidente, che durerà 39 anni. La Chiesa è spaccata, i regni d’Europa stanno chi con Urbano e chi con Clemente. Sono divisi anche i futuri santi: Caterina da Siena (che ha scritto ai cardinali: "Oh, come siete matti!") è col Papa di Roma. E l’aragonese Vincenzo Ferrer (chiamato anche Ferreri in Italia) sta con quello di Avignone, al quale ha aderito il suo re. 


Vincenzo è un dotto frate domenicano, insegnante di teologia e filosofia a Lérida e a Valencia, autore poi di un trattato di vita spirituale ammiratissimo nel suo Ordine. Nei primi anni dello scisma lo vediamo collaboratore del cardinale aragonese Pedro de Luna, che è il braccio destro del Papa di Avignone, e che addirittura nel 1394 gli succede, diventando Benedetto XIII, vero Papa per gli uni, antipapa per gli altri. E si prende anche come confessore Vincenzo Ferrer, che diventa uno dei più autorevoli personaggi del mondo avignonese. Autorevole, ma sempre più inquieto, per la divisione della Chiesa. A un certo punto ci si trova con tre Papi, ai quali il Concilio riunito a Costanza, in Germania, dal novembre 1414, chiede di dimettersi tutti insieme, aprendo la via all’elezione del Papa unico. Ma uno dei tre resta irremovibile: Benedetto XIII, appunto. Allora, dopo tante esortazioni e preghiere inascoltate, viene per Vincenzo la prova più dura: annunciare a quell’uomo irriducibile, che pure gli è amico: "Il regno d’Aragona non ti riconosce più come Papa". Doloroso momento per lui, passo importante per la riunificazione, che avverrà nel 1417. 
E’ uno dei restauratori dell’unità, ma non solo dai vertici. Anzi, Spagna, Savoia, Delfinato, Bretagna, Piemonte lo ricorderanno a lungo come vigoroso predicatore in chiese e piazze. Mentre le gerarchie si combattevano, lui manteneva l’unità tra i fedeli. Vent’anni di predicazione, milioni di ascoltatori raggiunti dalla sua parola viva, che mescolava il sermone alla battuta, l’invettiva contro la rapacità laica ed ecclesiastica e l’aneddoto divertente, la descrizione di usanze singolari conosciute nel suo viaggiare... E non mancavano, nelle prediche sul Giudizio Universale, i tremendi annunci di castighi, con momenti di fortissima tensione emotiva. Andò camminando e predicando così per una ventina d’anni, e la morte non poteva che coglierlo in viaggio: a Vannes, in Bretagna. Fu proclamato santo nel 1458 da papa Callisto III, suo compatriota.
La sua data di culto è il 5 aprile, mentre l'Ordine Domenicano lo ricorda il 5 maggio. (fonte: SantieBeati)


Opere e scritti
De moderno schismate, trattato teologico-canonico, che mira a dimostrare la legittimità di Clemente VII
De vita spirituali, trattato di spiritualità, probabilmente il più diffuso al termine del Medioevo
Sermones, dicorsi suddivisi secondo i tempi liturgici e del calendario
De supponitionibus dialecticis
Quaestio solemnis de unitate universalis
Tractatus novus et valde compendiosus contra perfidiam iudaeorum
Tractatus consolatorius in tentationibus circa fidem
Liber de sacrificio Missae
Ordinaçions y establisements pera la Confraria de la preçiosa Sanch de J. C., anomenada dels disciplinants
Fra gli opuscoli:
De suppositionibus terminorum
De unitate universalis
De moderno Ecclesiae schismate

Le principali caratteristiche con cui San Vincenzo Ferreri è raffigurato si possono così riassumere:
col dito destro levato (segno che indica l’atto del predicare)
come l’Angelo dell’Apocalisse, con ali, tromba e una fiamma sulla fronte (segni del predicatore del Giudizio Universale)
con una banderuola o una bandiera, una colomba, il sole e il giglio (segni della predicazione della guerra santa)
sul pulpito
con un cappello ai suoi piedi (segno del rifiuto di san Vincenzo Ferreri alle cariche ecclesiastiche)
tra le nuvole o gli angeli
con un libro nella mano sinistra
con un crocifisso
con le rappresentazioni dei miracoli e di avvenimenti della sua vita